IL FUTURO DEI COMMISSARI

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta dell’avvocato Alessandro Barbieri, Coordinatore Cittadino di Progetto Civico che interviene sul futuro economico di Caserta delineato nel bilancio di previsione 2026/28

 Egregio Direttore,
dopo aver dato uno sguardo al passato (a proposito il Governo il 9 agosto ha “ritoccato” la norma sui dissesti), sul sito del Comune al cittadino è data la possibilità di osservare anche il futuro.
Chi è curioso, infatti, ed ha un po’ di tempo, si potrà dilettare con il bilancio di previsione 2026-2028.
All’interno di oltre mille pagine, tra innumerevoli numeri e valutazioni tecniche, i commissari prefettizi ci illustrano il futuro economico della Città e, dunque, della qualità della vita del cittadino nel prossimo triennio.
Anche questa volta devo confessare che il compito di decifrazione è arduo, ma non impossibile.
Allora vediamo se ho ben compreso, anche alla luce del parere reso da due revisori dei conti (sperando che il Presidente sia di nuovo in condizione di partecipare alle attività, non avendo partecipato alla stesura del parere) e delle loro “prescrizioni” e perplessità, e se riesco a tradurre i numeri in semplici concetti.
Come già anticipato nel quadro generale riassuntivo si precisa di un fondo cassa presunto al 1° gennaio 2026 di 80,18 milioni.
Il parere dei revisori, invece, lo quantifica in 71,50 milioni, cifra coincidente con la disponibilità al 31 dicembre 2024.
Avere una cifra iniziale certa è importante, in quanto la cassa iniziale alimenta una previsione finale di 120,02 milioni.
Se il dato di partenza è errato, cambia la reale disponibilità per pagamenti e servizi, con ovvia ripercussione anche per la futura amministrazione.
Questo lo comprende chiunque.
Peraltro, il preventivo approvato è formalmente (ed apparentemente in equilibrio) ma non dispone di un cuscinetto operativo, cioè di un margine elastico che consente, anche sia pur in maniera minima, di operare in serenità.
Il saldo corrente 2026, infatti, è portato a zero con 1,86 milioni di risultato presunto; la chiusura, tuttavia, dipende da accordi triennali per 4,70 milioni di nuovi debiti fuori bilancio (in realtà sono 5,10 milioni avendo nelle more riconosciuti altri per 404 mila).
Ma la singolarità è che il risultato finale dell’anno 2025, la cassa vincolata e i cronoprogrammi degli investimenti non sono ancora definitivi.
Insomma, una previsione suscettibile di essere variata in maniera sostanziale non avendo ancora i numeri dell’anno 2025.
Detto questo, cioè che la base di partenza è sostanzialmente ancora incerta, veniamo ai servizi al cittadino.
Veniamo alle criticità più rilevanti.
Gli investimenti sono un vero rebus.
La Corte dei Conti ha avviato un’istruttoria su ben quattro progetti del PNRR.
Sul punto i revisori dichiarano di non avere potuto verificare gestione, monitoraggio e rendicontazione nel sistema di verifica denominato ReGiS.
Nel caso vi fossero ritardi o documentazione incompleta di questi progetti si potrebbe arrivare anche al disconoscimento della spesa da parte dello Stato e trasferire il costo sul bilancio comunale.
Se neanche i revisori sanno cosa succede sul punto, io non dormirei sonni tranquilli.

Ma ciò che sconcerta è la previsione di spesa per gli investimenti (cioè le opere pubbliche necessarie per lo sviluppo della città) e l’assenza di cronoprogrammi.
Lo dicono i revisori, non io.
Le spese in conto capitale crollano da 213,65 milioni nel 2025 a 36,96 milioni nel 2026 (-82,7%), poi a 17,56 e 12,87 milioni. I revisori collegano il calo al completamento di programmi straordinari, quindi il PNRR, ma rilevano anche l’assenza dei cronoprogrammi.
Quello che tocca la carne viva della città, tuttavia, è quello che le indico dopo.
Mi perdonerà, ma i numeri sono questi, e cerco di renderli più intellegibili:

La mensa scolastica prevede dei proventi (cioè degli incassi, dunque quanto i cittadini dovranno versare) che passano da 782 mila euro nel 2025 ad 1,163 milioni nel 2026 (+48,7%) ed a 1,486 milioni nel 2027-2028 (+90,0% sul 2025).
Ma la popolazione scolastica diminuisce, notoriamente, dunque l’aumento dovrebbe significare un maggior costo per l’utente finale nei prossimi anni?
Il personale impiegato nel Comune è previsto che cali, calando la previsione di spesa per gli stipendi.
Le criticità contabili sono diverse e serie ma mi fermo qui.
L’elenco è lungo ma la materia è troppo tecnica e devo tradurre quello che ho compreso.
Una città, dunque, che progressivamente si fermerà, almeno questo è ciò che i numeri dicono.
Senza idee sul futuro, con una programmazione asettica e senza identità.
Questo è il futuro dei commissari, né poteva essere diversamente, non di una classe politica che si candida a dirigere una città.
Una classe dirigente che dovrà, necessariamente, modificare l’andamento economico ricorrendo alle migliori capacità che ha in serbo, rincorrendo gli enti superiori (provincia, regione, governo e commissione europea) alla ricerca di fondi per rilanciare una città che da troppo sopravvive cercando di tamponare le emergenze quotidiane.
Che sappia e voglia correggere una prospettiva sin troppo negativa, che sappia rilanciare l’economia in città con idee e proposte concrete.
Senza ipotizzare miracoli od interventi salvifici di benefattori.
Su questo terreno, sia tecnico che politico, auspico un vero confronto tra le forze politiche in campo al quale molto volentieri vorremmo partecipare esponendo le nostre idee.

Questo, almeno, è il nostro modo di agire.