“RESIDENT EVIL” DI ZACH CREGGER: RESIDENTI CATTIVI E COMICI

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-Di Ciro Scognamiglio-

A meno di un anno dal successo di Weapons Zach Cregger torna in sala col suo terzo film, attingendo da uno degli universi più celebri e affermati del panorama videoludico: Resident Evil. Serie che può annoverare già numerosi adattamenti sul grande schermo senza neanche uno che raggiunga la sufficienza. Cregger spezza questa maledizione con un’intelligente mossa: storia e personaggi inediti che si muovono nei luoghi e nei tempi della saga, in particolare durante i fatti narrati nel secondo capitolo, ma in maniera totalmente sconnessa per favorire la visione anche a chi come me non conosce affatto il materiale di partenza.

Così conosciamo il nostro protagonista: Bryan (Austin Abrams), un corriere ospedaliero che per effettuare una consegna si troverà a Racoon City, che in una notte diventa l’epicentro di una sorta di pandemia che trasforma gli infetti in aberranti mostri deformi.

La cosa che subito colpisce è l’incredibile bravura di Cregger dietro la cinepresa nel mischiare vari generi a secondo del momento passando dal cinema d’azione al cinema horror fino al cinema di movimento. La regia è ineccepibile sin dalle primissime sequenze e rimane costante per tutta l’opera, a partire dalle soggettive che restituiscono perfettamente le sensazioni anguste e paurose degli ambienti horror e annoverando i meravigliosi POV su cui ci si sposta quando si imbraccia l’arma da fuoco. Numerose sono le sequenze davvero degne di nota dal punto di vista registico sia dal lato più action del film, con inseguimenti e corse ben architettate con le minimali colonne sonore che valorizzano i movimenti; sia dal lato più horror, con jumpscare mai banali e scene che mischiano il body horror (elemento chiaramente prevalente) con lo splatter.

Grande merito và dato alla fotografia di Dariusz Wolski imbastisce una fotografia che lavora e si esprime sui contrasti che gli offre la candida scenografia innevata rispetto al rosso molto scuro delle scene più violente, con una neve che funge da diffusore negli esterni che si ricoprono così della luce giallastra dei lampioni ma che intravediamo anche negli interni attraverso finestre ed inquadrature larghe. Rimane un po il rammarico nel vedere molte soluzioni pratiche scartate in favore di un frequente uso di CGI che in qualche scena risulta fin troppo ingombrante per i miei gusti.

Le note dolenti giungono però in scrittura. Il bravo Austin Abrams interpreta infatti un personaggio volutamente impacciato ed egoista capace di regalare tanti (forse troppi) momenti comici ma che con lo scorrere del minutaggio diventa frustrante da vedere e sempre meno funzionale a causa di scelte sempre meno sensate fino ad arrivare al terzo atto dell’opera che perde drasticamente a confronto con i due atti precedenti. Totalmente inconsistenti le scelte compiute anche dagli altri personaggi che all’improvviso scompaiono o si comportano in maniera eccessivamente distaccata. Il momento peggiore in sceneggiatura giunge col finale: insoddisfacente e frustrante da osservare (in senso strettamente negativo).

Detto ciò non posso comunque evitare di consigliare la visione del film a tutti gli amanti del cinema d’azione più cupo e slasher che qui troveranno indubbiamente pane per i loro denti.