Maurizio Monaco ed il taglio obliquo dell’anima

0

Di spessore e profondo sono le opere del maestro, che pongono interrogativi esistenziali a tutta l’umanità e la cui superficie pittorica è animata da visioni di “apparenze” silenziosamente in viaggio verso il nulla mentre attraversano spazi impalpabili e pieni di etere, sospesi in un’atmosfera decisamente surreale e di estrazione metafisica.

“Le figure, che dipingo e non ho mai abbandonato, – ha affermato Maurizio Monaco in un’intervista del critico d’Arte Berenice – diventano linguaggio di sensazioni istintive consumate che rendono bene la suggestione che i tronconi di statue esposte alle intemperie, con quella loro aria di decadenza, provocarono in me. Nella mia pittura vi è il tentativo di trasmettere la sensazione di una presenza indefinita, di figura incombente, quasi di divinità; per me è comunque una sorta di fuga, di nostalgia e di ritrovamento di una presenza imperitura”.

Il campo espressivo di Maurizio Monaco si avvale di una forza prorompente, evolventesi in sempre innovative immagini in bilico tra il miraggio ed il paesaggio lunare in una metafisica silenziosa dagli evanescenti accenti intimistici; la dinamica di precise implicazioni spazio temporali capta l’essenza di una percezione apocalittica di un’umanità alla ricerca di nuovi o, forse, antichi valori, mentre avverte in sé una forza dirompente per quella capacità riflessiva tipica della pittura.

Con una tecnica raffinata il maestro attua un mirabile equilibrio tra razionalità e irrequietezza segreta, in un sovrapporsi di “territori dell’anima”, in cui le figure, stagliantisi in un’immaterialità turbante, in cammino verso spazi infiniti atemporali incontrano molteplici dimensioni dai codici arcani, dai quali si recepisce un linguaggio che coniuga forme e colori dell’impercettibile e dell’impossibile in una vigorosa materializzazione dell’invisibile proposta nella sterminata mutabilità del futuro.

Nel tentativo di forzare una realtà avanguardistica concettuale di moda, dettata dal sistema dell’arte ma non rispondente alle istanze della società contemporanea, Maurizio Monaco ricerca elementi fondamentali non legati ad un luogo o ad un tempo, ma insiti nella stessa umanità e nella sua proiezione verso il futuro, ed intraprende un iter personale mirante all’essenzialità ed al recupero di valori esistenziali universali, il tutto filtrato in una visione del tutto originale intrisa di esperienze sofferte, di slanci decisi e paure ataviche, di introspezioni, di speranze ed illusioni. L’uso di vari pigmenti, inoltre, permette al maestro di esprimere struggenti emozioni esistenziali e profonde intime sensazioni con una forza veramente unica e coinvolgente.

Il viaggio, spesso intrapreso da Maurizio Monaco in compagnia di Virgilio, Dante e qualche vero amico sullo sfondo di rarefatte atmosfere e spazi impalpabili, diventa l’esodo fatale dello spirito umano, carico delle tensioni della vita trascorsa, in una fluida ascesa verso la percezione totale; in un dinamismo germinale parvenze umane, quali conturbanti presenze, si incamminano al limite del mondo e trepidano di fronte alla fuligginosa tensione latente mentre vanno verso l’ignoto in un incessante viaggio che all’orizzonte propone il dissolversi della materia nello spazio infinito: tutto è pace, è <nulla> in un orizzonte dai riverberi armoniosi e dalle ombre incombenti proiettato verso seducenti gelidi cieli, segnato da imperscrutabili presagi ma rischiarato dalla speranza.

                

Biografia e curriculum vitae di Maurizio Monaco

Romano di nascita, vive e lavora a Gaeta. Giovanissimo (13 anni) ha partecipato ad una collettiva a Palazzo dei congressi di Roma con tre opere dal titolo “Strumentalizzazione dell’individuo”. Nel periodo della sua formazione ha conosciuto personaggi del calibro di Pier Paolo Pisolini, che lo spronò verso l’itinerario artistico. Nel 1975 frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Roma per poi partire per la Jugoslavia dove si stabilisce per sei mesi per studiare i graffiti nelle prigioni slave. Dal 1977 inizia un’intensa attività che lo parta a conoscere studiosi tra cui Dario Micacchi, Guido Giuffrè e Berenice, i quali lo stimolano ad interessarsi al “contesto sociale”, ed in seguito Vittorio Quintavalle e Renato Guttuso.

Trasferitosi dal 1987 a Berlino ha modo di approfondire la complessa fenomenologia delle sue tematiche, esponendo nella galeria Kunster di Berlino, suscitando l’attenzione dei critici Italo Mussa, Ugo Moretti, Claudio Strinati. A Parigi nel 1990 realizza opere con tematiche d’intensa suggestione sulla “dinamica della mente” e sul “superamento della propria dimensione”; espone nelle gallerie Rive Gauche di Parigi e Arlès di Lione. Dal 1995 ha esposto a Palazzo Valentini di Roma (“La natura dell’Arte è di essere un pretesto per l’Io” a cura di Berenice), nel 1996 a Palazzo Ruspoli, Fondazione Memmo, (a cura di Claudio Strinati) ed è invitato da Cesare Pietroiusti alla XII quadriennale di Roma. Dal 1997 ha continuato a viaggiare, pur conservando lo studio prima a Roma, poi a Gaeta.

Hanno scritto di lui anche P. P. Pasolini, Federico Fellini, Emilo Greco, Pericle Fazzini, Renato Guttuso, Vittorio Quintavalle, Dario Micacchi, Ugo Moretti, Italo Mussa, Mario Bologna,G. Giuffrè, Berenice, F. Azzinari, Mario Schifano, Achille Pace, Ugo Attardi, Ennio Calabria, Cesare Pietroiusti, …