NAPOLI STANCO E FUORI DALLA CHAMPIONS: SARRI, HAI ANCHE LA PANCHINA…

di Alessandro Aita

Coach Maurizio Sarri        (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

L’esperienza in Champions League non poteva chiudersi in maniera peggiore. Il Napoli di Maurizio Sarri saluta la massima competizione continentale dopo il ko per 2-1 in casa del Feyenoord e la contemporanea vittoria dello Shakhtar Donetsk sul Manchester City, che regala agli ucraini un meritato secondo posto nel girone F. Non mi soffermerò sulla gara di ieri in terra olandese, con Hamsik e compagni arrembanti nei primi 25 minuti per poi spegnersi alla distanza, complici il gol del pari di Jorgensen e le notizie che arrivavano dalla Dombas Arena; le possibilità di qualificazione sono state letteralmente gettate al vento dopo aver steccato la prima gara con lo Shacktar, rendendo il cammino subito in salita. I ko con il Manchester City, comunque pronosticabili, lasciano l’amaro in bocca e rendono i complimenti di Pep Guardiola per il bel gioco espresso delle vere e proprie coltellate. Se il Napoli avesse veramente questo livello di gioco, definito da alcuni specialisti francesi come ‘il più sexy d’Europa’, staremmo parlando di tutt’altro; ma le trame offensive degli azzurri non sono minimamente in discussione.

Le problematiche nascono da ben altri fattori, dovuti al più grande punto di forza di questa squadra: Maurizio Sarri. Badate bene, è ovvio che in questo momento criticare l’allenatore azzurro cresciuto in Toscana è come sparare sulla croce rossa, ma delle problematiche sono emerse. La prima è la capacità di adattare l’approccio alla gara da avversario ad avversario. L’infortunio di Ghoulam ha sicuramente influito sulle prestazioni, ma il 4-3-3 sarriano prevede che gli azzurri abbiano costantemente il pallino del gioco con le sue sovrapposizioni avvolgenti sulla sinistra, sfruttando il feeling fra i giocatori e l’inventiva di Lorenzo Insigne sulla fascia sinistra; ma nelle gare con Inter, Juventus e Manchester City in Inghilterra il gioco del Napoli è stato letteralmente castrato dalle abilità tattiche di Spalletti, Allegri e Guardiola, costringendo Hamsik e compagni a tentare di smuovere l’andamento del match con le armi a loro meno congeniali, come i cross in mezzo ed i tiri da fuori, e prendendo gol in contropiede, addirittura dopo soli dieci minuti nella sfida con i bianconeri. I partenopei non mostrano dunque spirito di adattabilità alle situazioni che gli si parano davanti, ma è un atteggiamento che può essere risolto; perché il problema più grande è il poco ricambio adottato durante le partite. Il Napoli ha disputato 23 partite ufficiali nella stagione 2017/2018 e ha variato ben poco i propri uomini, apparendo spremuto nelle ultime settimane; ben cinque giocatori (Reina, Koulibaly, Insigne, Mertens e Callejon) raggiungeranno entro fine anno i 2000 minuti giocati, ed il divario di tempo trascorso in campo fra titolari e panchinari è abissale. Il più impiegato fra gli ‘altri’ è Zielinski, con 969 minuti in 20 presente, seguito da Diawara (718) e Maggio (655, ma con il minutaggio ‘drogato’ dal ko di Ghoulam); la situazione si fa critica in attacco, dove Ounas e Giaccherini, unici ricambi possibili in questo momento, hanno collezionato insieme la miseria di 167 minuti, senza nemmeno raggiungere il tempo d’impiego di Maksimovic. Ed è qui che Sarri dovrà fare qualcosa di diverso: i titolari, vedi soprattutto il trio offensivo, sono in un momento dove le energie scarseggiano e non riescono a rendere al meglio. Non si può affrontare una intera stagione, tra campionato e coppe, con soli tredici-quattordici giocatori in rotazione; la panchina c’è, non sarà del livello che pretende il tecnico ma c’è e c’è bisogno necessario di utilizzarla in questo momento della stagione con le forze al lumicino. Sicuramente il Napoli sarà attivo sul mercato a gennaio, ma non attendiamoci grandissimi colpi che possano cambiare le gerarchie (Grassi e Regini insegnano); l’uomo del sarrismo dovrà dunque fare di necessità virtù ed essere meno integralista possibile sotto questo punto di vista, lasciando che gli elementi finora meno impiegati possano esprimere il loro potenziale ed imparare i suoi schemi non soltanto in allenamento, rischiando di non essere spettacolari come con tutti i titolari a disposizione, ma con una squadra capace di combattere su ogni fronte. Perché c’è pur sempre l’Europa League da onorare assieme al campionato, e se le cose andassero per il meglio, gli azzurri potrebbero pensare anche ad una storica doppietta. A patto di non spompare i soliti noti.

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