TANGENTOPOLI A SAN FELICE: NERVI A FIOR DI PELLE IN UDIENZA

di Francesco Capo

Giornata tesissima all’udienza dibattimentale del processo a Pasquale De Lucia, noto ormai come la Tangentopoli a San Felice Cancello.

L’avvocato Romolo Vignola, difensore dei fratelli Schiavone (secondo l’accusa veri titolari di una ditta, la Eco Mondo, favorita in un appalto truccato per la distribuzione e fornitura di sacchetti di plastica per la raccolta differenziata nel Comune di San Felice) si è rivolta al pubblico ministero Geraldina Cozzolino, dicendole che “non è all’altezza” di confrontarsi con lui. Il presidente del collegio giudicante Roberta Carotenuto ha cercato di riportare la calma in aula e un clima di leale collaborazione, ma il p.m ha deciso di chiedere formalmente l’invio della trascrizione del verbale perché sia avviato un procedimento disciplinare al Consiglio dell’ordine contro l’avvocato Vignola.

Quest’ultimo di lì a pochi minuti, durante la pausa, è stato colto da un malore ed è svenuto, fortunatamente riprendendo i sensi poco dopo.

Lo stesso avvocato Vignola, poco prima, aveva chiesto al collegio giudicante che le udienze finissero entro le 16.30, sottoponendo all’attenzione un documento protocollato presso la Camera penale di cui Vignola è Presidente, ma il giudice Carotenuto ha respinto questa richiesta, poiché sul processo incombe la scadenza dei termini di custodia cautelare nei confronti del De Lucia. L’ex sindaco è infatti agli arresti domiciliari, i cui termini scadono a marzo. Inoltre, secondo quanto fatto emergere dal Presidente Carotenuto, nello stesso documento citato da Vignola la chiusura alle 16.3o non è possibile se nel processo ci sono situazioni particolari, come una eventuale scadenza dei termini.

Ma procediamo con ordine, perché questo è solo il racconto della parte finale di una giornata complessa.

Ad aprire l’udienza dibattimentale è stata la testimonianza  di Clemente Delle Cave, un architetto che aveva apposto la sua firma su due SCIA (segnalazione certificata di inizio attività, ndr) su ordine del capo dell’ufficio tecnico del Comune, l’architetto Felice Auriemma, in un clima che il p.m. ha definito di “continuo timore reverenziale”.

La testimonianza ha riguardato due diverse vicende riconducibili al reato di corruzione che il dirigente comunale Auriemma avrebbe commesso: la prima in concorso con Giuseppe De Rosa e Annamaria Russo e la seconda in concorso con gli imprenditori Antonio e Carlo Chersoni.

L’ipotesi accusatoria è che, dietro pagamento di una tangente da parte di De Rosa e Russo, il dirigente Auriemma avrebbe consentito l’apertura di un autolavaggio laddove non era possibile, cioè in una zona sottoposta a forte vincolo idrogeologico e in mancanza di un permesso a costruire. A questo fine l’Auriemma avrebbe predisposto una scia (il documento necessario per iniziare un’attività edilizia) da presentare al Comune facendola firmare all’architetto Delle Cave. E successivamente, anziché sospendere i lavori accertati come abusivi, avrebbe, sempre dietro una mazzetta, predisposto un’altra scia che andasse a sanare queste irregolarità, facendola sempre firmare dall’architetto Delle Cave.

Con identica procedura l’Auriemma avrebbe intascato una tangente dei Chersoni per l’apertura del loro impianto di autolavaggio e per una piscina.

Il Delle Cave ha riconosciuto, dopo la contestazione del p.m., di aver firmato i documenti passategli da Auriemma in quanto questi era il capo dell’ufficio tecnico e ha, al contempo, affermato di non essere mai stato a conoscenza della tangente in danaro versata da De Rosa, Russo e dai Chersoni all’Auriemma.

Gli avvocati dei diversi imputati, con una strategia concorde, hanno cercato di dimostrare davanti il collegio che il Delle Cave non può essere ascoltato come testimone nel processo, in quanto è coimputato nel reato. Se, infatti, Delle Cave fosse ritenuto co-imputato, cioè se avesse commesso il reato insieme all’Auriemma, la sua testimonianza sarebbe inutilizzabile, proprio perché il codice di procedura penale vieta di essere allo stesso tempo testimone e coimputato. In particolare l’avvocato Renato Jappelli, difensore di Auriemma, ha chiesto al collegio giudicante di valutare se vi fossero elementi per configurare nella condotta del Delle Cave un esercizio abusivo della professione, non avendo questi competenze specifiche per firmare un autorizzazione. In effetti il Delle Cave ha firmato, oltre alle due scia, una relazione di impatto acustico dell’autolavaggio, volta ad autorizzare l’attività.

Il collegio giudicante ha rigettato la richiesta dell’avvocato Jappelli, ritenendo che il Delle Cave non avesse commesso il reato di abusivo esercizio della professione perché, seconda la legge in vigore all’epoca dei fatti, non era richiesta una competenza specifica per firmare una simile autorizzazione. Si è così proseguiti con la testimonianza del Delle Cave, fin quando l’avvocato Federico Simoncelli, che difende Pasquale De Lucia, non ha fatto emergere una circostanza che ha portato il giudice Carotenuto a decidere per la sospensione della testimonianza del Delle Cave.

Il difensore dell’ex sindaco ha infatti messo in luce che in passato il Delle Cave aveva presentato una denuncia querela  per disconoscere come sua la firma apposta sotto i documenti, ritenendo così che questa fosse stata falsificata, salvo poi ritrattare davanti al pubblico ministero e riconoscere come sua la firma. Tuttavia manca agli atti del processo il proveddimento con cui si disponeva sull’esito di questa denuncia querela.

Il Delle Cave, nel corso della testimoniana, ha inoltre affermato di non aver mai parlato, né avuto alcun rapporto con Francesco Scarano, ex comandante dei vigili urbani del Comune di San Felice a Cancello, accusato di associazione per delinquere con l’ex sindaco De Lucia e corruzione per aver omesso dei doverosi e necessari controlli presso i cantieri di imprenditori “amici” (come i Chersoni o i Perrotta, titolari del supermercato Todis), ottenendo in cambio diversi favori, come ad esempio, l’assunzione del figlio presso il supermercato citato.

É stato ascoltato come testimone anche Vittorio Piscitelli, il geometra dell’ufficio tecnico del Comune di San Felice a cui fu assegnato l’importante ruolo di responsabile del procedimento facendogli firmare un provvedimento contenente una serie di affermazioni false e cioè: 1) che l’autolavaggio dei Chersoni fosse pertinenziale all’attività di noleggio e vendita di autovetture e veicoli industriali, mentre in realtà l’impianto di autolavaggio andava a sostituire quest’ultima attività; 2) che il rischio idrogeologico fosse R3, mentre in realtà era più elevato, e cioè R4, e 3) che l’impianto funzionasse in modo automatico, cioè senza dipendenti, mentre in realtà ve n’erano quattro.

Altra testimonianza importante è stata quella di Salvatore Napolitano, titolare di un’officina accreditata con la Prefettura per il recupero e il deposito giudiziario di veicoli, che ha affermato che il maresciallo dei carabinieri Tommaso Fraiese, imputato nel processo, lo aveva avvicinato per chiedergli di infamare gli altri carabinieri (il capitano Puca, il maresciallo Coppolla e il maresciallo Montella) che stavano facendo le indagini sulle vicende di San Felice a Cancello, oggetto di giudizio.

In chiusura dell’udienza c’è stato spazio per la testimonianza della signora Marianna Annunziata, amministratrice e socia unica della ditta Eco Mondo.

Questa ditta, secondo l’accusa, sarebbe di fatto dei fratelli Salvatore e Antonio Schiavone di Casal di Principe e vinse l’appalto relativo alla distribuzione dei sacchetti di plastica per la differenziata, perché truccato e costruito in suo favore, facendo partecipare altre ditte che non avevano requisiti per poterlo vincere.

La signora Annunziata ha riconosciuto di essere andata solo una volta presso la sede della società da lei amministrata (che secondo gli accertamenti fatti eseguire dal p.m. Cozzolino si trova a Sessa Aurunca in un casolare abbandonato), ha affermato di aver sempre svolto il lavoro di cuoca e di essere entrata nel settore dei rifiuti su consiglio del cognato Vincenzo Amato, che è in rapporti con gli Schiavone. Inoltre l’Annunziata ha detto di essersi sempre affidata per le attività relative alle gare di appalto a un tecnico informatico, il signor Francesco Di Caprio, che la dottoressa Cozzolino ha detto di voler presto sentire.

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