IL POTENZIALE ELETTORE DEL PD

 di Alessandro Barbieri

ALESSANDRO BARBIERI

Da alcuni mesi, se non da anni, era evidente che l’elettorato del Partito Democratico si fosse allontanato dalla classe dirigente renziana che lo aveva fagocitato.

Da più parti emergeva, con chiarezza e certezza, che quell’elettorato avesse abbandonato il PD e che fosse in cerca di un partito che raccogliesse quelle istanze che erano state il patrimonio fondante su cui Veltroni aveva costruito il tentativo di creare un soggetto politico realmente democratico ed al passo dei nuovi tempi.

All’epoca, nel mio piccolo, ho vissuto quel cammino fondativo ed era chiaro quale fosse l’intuizione di Veltroni allorquando aveva previsto – con largo anticipo – che le ideologie politiche sulle quale era costruito il centrosinistra avevano perso la loro ragion d’essere.

Occorreva costruire una nuova casa che potesse ospitare tutti i democratici, sia quelli d’ispirazione cattolica che quelli tipicamente di sinistra.

Veltroni aveva ragione.

L’intuizione era corretta, ma col tempo le modalità di esecuzione si sono svelate del tutto erronee.

La creazione di un partito liquido, senza più rappresentanza territoriale ha dato vita ad una classe dirigente autoreferenziale, lontana dalle esigenze dell’elettore, sorda ad ogni sollecitazione proveniente dai territori.

L’esempio è quanto accaduto ieri.

Parto da quanto mi è stato offerto.

Durante gli ultimi tempi mi è stata offerta, come potenziale elettore del PD, la possibilità di dover scegliere tra un nuovo maccartismo criminalizzatore e le fritture di pesce.

Nella provincia dove abito – circa un milione di abitanti – il PD è stato commissariato per lungo tempo da un membro della commissione parlamentare antimafia che non è riuscito neanche a tenere aperta una sede provinciale.

Si è preferito allontanare le persone, evitando accuratamente di favorire una reale partecipazione, ritenendo che le primarie fossero esaustive.

Al di là di come vengono organizzate le primarie ciò che colpisce è che le istanze di giustizia sociale – patrimonio genetico del PD – sono rimaste inascoltate al punto tale da lasciarle riconfluire in massa verso l’unico partito che nel corso degli ultimi anni si è dimostrato non solo sensibile a tali temi ma anche in condizione di dare una risposta credibile a tali istanze.

Aver concesso il proprio campo – abbandonandolo – al Movimento Cinque Stelle è stato uno degli errori esiziali più evidenti che, con il tempo, qualche storico forse riuscirà a spiegare.

Io non riesco a spiegarmelo, così come non riesco a comprendere come la classe dirigente del PD non abbia percepito quanto stesse accadendo in questi anni nel Meridione.

Spero che alla luce dei risultati, che vede il Movimento Cinque Stelle anche nel capoluogo arrivare al 50 per cento, che il PD si svegli da questo strano torpore, ricostruisca le condizioni minime di agibilità per chi voglia dare un contributo e, soprattutto, inizi a dare conto dell’esistenza di una classe dirigente credibile.

Altrimenti alle prossime elezioni ci sarà una ripetizione dei risultati odierni.

Ed anche in quell’occasione non mi sarà consentito votare come avrei voluto.

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