ASL: VIETATI I CELLULARI IN UFFICIO! CHIUSE LE EDICOLE

La censura fascista in Italia consisté in un’attività di censura e di controllo sistematico della comunicazione e, in particolare, della libertà di espressione, di pensiero, di parola, di stampa e nella repressione della libertà di associazione, di assemblea, di religione. La censura in Italia non terminò del tutto con la fine del regime fascista….….(vedi Asl Caserta 2018). La censura si propone il controllo dell’immagine pubblica del regime, ottenuto anche con la cancellazione immediata di qualsiasi contenuto che potesse suscitare opposizione, sospetto, o dubbi sul “regime”; dei singoli cittadini ritenuti sospetti dal governo con la creazione di archivi nazionali e locali (schedatura) nei quali ognuno veniva catalogato e classificato a seconda delle idee, delle abitudini, delle relazioni d’amicizia, dei comportamenti sessuali e delle eventuali situazioni e atti percepiti come riprovevoli. Nel 1925 iniziò una lunga sequela di sequestri o chiusure forzate dei giornali non allineati al regime. La censura in Italia è applicabile a tutti i mezzi di informazione e di stampa”. Nel 2015 Freedom House ha classificato la stampa italiana come Partly Free (“parzialmente libera”), mentre nel rapporto dello stesso anno, Reporter Senza Frontiere pone l’Italia al 73º posto per la libertà di stampa. In quanto alla situazione odierna relativa a Internet, a partire dalle richieste dell’autorità giudiziaria, della polizia postale e delle comunicazioni (tramite il Centro nazionale per il contrasto alla pedo-pornografia su Internet), dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, il conteggio dei siti oscurati in Italia a luglio 2015 ammontava più di 6.400 siti. Un filtro pervasivo viene poi applicato ai siti di gioco d’azzardo che non abbiano una licenza per operare in Italia. Vari strumenti legali vengono, però, anche utilizzati per monitorare e censurare l’accesso ai contenuti internet. Una legge anti-terrorismo venne promulgata nel 2005 dopo gli attacchi terroristici a Madrid e a Londra. Il Cerusico, sa bene che leggere giornali on-line, “chattare” con gli amici, prenotare un biglietto aereo o controllare gli orari degli spettacoli al cinema è un’abitudine radicata in alcuni utenti, in particolare se si ha a disposizione una connessione sempre attiva, come quella di un ufficio o di una scuola. Tutto ciò rientra perfettamente nella norma, a patto che queste attività non portino via troppo tempo durante l’orario di lavoro… In base a uno studio europeo, i dipendenti utilizzano a scopo personale il collegamento Internet dell’azienda per una media di 3,5 ore. In Francia il 29% degli impiegati ammette di aver utilizzato un computer aziendale per motivi personali. La percentuale sale al 41% in Germania, al 44% nel Regno Unito e al 51% in Italia

Il Cerusico, che ha già di suo un diavolo per capello, viene informato che il Dirigente del Servizio Informatizzazione dell’Asl di Caserta, tale Michele Tari, su disposizione del D.G. Mario De Biasio (?), ha oscurato tutti i siti web che pubblicano giornali on-line locali e nazionali (atto puerile, patetico, ridicolo, penoso). Affinchè il personale non abbia più a dilettarsi con il terrorismo, la pedo-pornografia ed il gioco d’azzardo? È così? Su questo come non dargli ragione se il Dipartimento della Funzione Pubblica, Direttiva 2 del 26 maggio 2009: raccomanda alle amministrazioni di dotarsi di software idonei a impedire l’accesso a siti Internet aventi contenuti o finalità vietati dalla legge. In altre parole, ai dipendenti pubblici non solo si deve applicare la specifica inibizione comune a tutti i cittadini italiani (pedopornografia, terrorismo, etc.), ma anche una ulteriore e discrezionale censura su tutte le risorse Internet eccetto su quelle necessarie per espletare l’attività lavorativa……… Anche se il DFP afferma che: ”…. tale utilizzo non istituzionale non provoca, di norma, costi aggiuntivi, tenuto conto della modalità di pagamento “flat” (non riferita, pertanto, al consumo) utilizzata nella generalità dei casi dalle Amministrazioni per l’utilizzo di quasi tutte le risorse ICT (postazioni di lavoro, connessioni di rete e posta elettronica)……”. Nell’esercizio del potere di controllo, però, le Amministrazioni devono attenersi ad alcune regole e principi generali: – innanzitutto deve essere rispettato il principio di proporzionalità, che si concreta nella pertinenza e non eccedenza delle attività di controllo. Le limitazioni della libertà e dei diritti individuali devono, infatti, essere proporzionate allo scopo perseguito; è in ogni caso esclusa l’ammissibilità di controlli prolungati, costanti e indiscriminati.

Il Cerusico che è pignolo fino al parossismo, legge anche il “Codice dell’amministrazione digitale” (decreto legislativo 7 marzo 2005, S.O. n. 93, aggiornato dal d.lgs. n. 159 del 4 aprile 2006, n. 99 – S.O. n. 105 recante “Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 recante codice dell’amministrazione digitale”). In particolare, come definito anche dalle linee guida del Garante, il datore di lavoro (secondo i poteri a lui affidati dalle norme del codice civile, articoli 2086, 2087 e 2104), può riservarsi di controllare l’effettivo adempimento della prestazione lavorativa ed il corretto utilizzo degli strumenti di lavoro. Nell’esercizio di tali prerogative, tuttavia, deve rispettare la libertà e la dignità dei lavoratori, tenendo presente, al riguardo, quanto disposto dalle norme poste a tutela del lavoratore (ci si riferisce, in particolare, al divieto di installare “apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori” di cui all’art. 4 della legge n. 300 del 1970). Inoltre, secondo i richiamati principi di pertinenza e non eccedenza, i mezzi e l’ampiezza del controllo devono essere proporzionati allo scopo: in base a tale considerazione il datore di lavoro potrebbe, ad esempio, verificare se vi è stato indebito utilizzo della connessione ad internet da parte del dipendente attraverso il controllo degli accessi e dei tempi di connessione, senza però indagare sul contenuto dei siti visitati. I lavoratori devono essere posti in grado di conoscere quali sono le attività consentite, a quali controlli sono sottoposti, le modalità del trattamento dei dati e in quali sanzioni possono incorrere nel caso di abusi. Al riguardo, viene raccomandata l’adozione di un disciplinare interno adeguatamente pubblicizzato e di idonee misure di tipo organizzativo.

Ma perché tutto questo panegirico intorno a Internet, Siti Web, libertà di Informazione, etc.? Semplicemente perché la Dirigenza Asl e suoi yes man, hanno pensato bene di oscurare l’accesso ai Giornali telematici, rei di aver denunciato in maniera documentata ed inoppugnabile tutte le nefandezze messe in campo da lor signori. Ora a prescindere dal fatto che ci vuole ben altro per far desistere la categoria dei Giornalisti, anzi, perché lor signori, convinti delle proprie ragioni, e visti i milioni sperperati con le loro short list di avvocati, non procedono a querelare le testate per i reati di “diffamazione” o “danno all’immagine”? Inoltre, già che ci sono, perché non diramano un altro editto che vieti ai Dipendenti di portare in ufficio i propri cellulari attraverso i quali possono accedere ai Giornali on-line censurati? Perché non chiedono al Comune di far chiudere tutte le Edicole della Città dove i Dipendenti possono acquistare i Quotidiani cartacei? Perché non si autocensurano quando fanno sparire dall’Albo Pretorio contratti milionari per co.co.pro. o pubblicano Delibere fasulle? Perché non si autodenunciano quando violano ogni dettato legislativo in materia di conflitti di interesse attraverso parentopoli varie?

Comments

  1. utente ha detto:

    Salve, lo so che non dovrei commentare qui ma è stato più semplice per chiedervi una cosa. Sono stata contattata da una operatrice dell asl di caserta per lo screenning mammografico. Questa operatrice non si è presentata, non ha voluto dirmi il nome e poi voleva sapere da me il giorno dell’ultimo mio ciclo mestruale. Ho chiesto se era almeno una infermiera diplomata e mi ha detto che non erano fatti miei. Come faccio a sapere che è l asl che mi chiama e devo dare mie informazioni a persone che non conosco neanche il nome ? Grazie

    1. Il Cerusico ha detto:

      La Sua, gentile Signora, è la controprova di quanto va affermando continuamente Il Cerusico. Questa “gestione” dell’Asl di Caserta è il peggio del peggio di quanto poteva rappresentarsi. Dei “parvenus” che non conoscono ancora le minime regole della decenza e del vivere civile. Ha fatto bene a non rispondere ad una perfetta sconosciuta. Anzi, perchè non lo comunica pari pari al Direttore Generale ed all’Ufficio reclami (URP?) qualora sappiano di cosa stiamo parlando? Per il momento accolga la solidarietà di uno spoetizzato come Lei.

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