SESSA, CALA IL SIPARIO SULLA PAZIENZA AURUNCA… 

di Pasquale Ferretti

L’assemblea pubblica del San Rocco ha lasciato come souvenir di fine serata importanti indicazioni, soprattutto per chi ha lo sguardo un po’ più vigile. Aver avuto in un’unica stanza membri della stessa “famiglia”, ha contribuito a svelarne alcuni particolari, anche un po’ imbarazzanti, alimentando quell’antico detto che ritorna sempre di moda: i panni sporchi si lavano in famiglia.

La sanità è da qualche anno prerogativa dem. È ovvio, quindi, che la giostra a Sessa Aurunca la manovri Gennaro Oliviero. Chiariamo da subito che l’Onorevole sessano siede alla Presidenza della Commissione Ambiente. Un particolare non di poco conto, se si considera che in ogni uscita pubblica a Sessa, egli si è concentrato soprattutto sugli affari inerenti la sanità. Una grossa mucca da mungere, per produrre voti, clientela e quant’altro. Alla fine della fiera, Il Ds Giovanni Lettieri ha chiuso bottega e avvolto da uno strano silenzio, ha lasciato la scena. Mario De Biasio, chiuso nella sua trincea, fugge e lascia tracce di se – una lettera con qualche spiegazione lasciata all’Assemblea come cimelio – cercando di salvare il salvabile. L’unico, che rimane impassibile e continua la sua cavalcata, è proprio Oliviero. Seduto in prima fila, armato del sogghigno astuto di chi sa sempre cosa dire per cascare in piedi. Ha lasciato addirittura che Sasso, il suo Sindaco a Sessa, si sbilanciasse alzando il tono di voce, urlando che il San Rocco non chiuderà battenti, anzi, picchettando la povera Casella, ha ribadito che chi fa informazione scellerata sulle condizioni del nosocomio aurunco non ama Sessa. Poi è arrivato il suo momento, e come sempre ha sfoggiato il meglio del repertorio portando il centro della discussione verso un altro punto, con il senno di poi, incartandosi ancora di più. Contrariamente al Sindaco, che ha persino difeso De Biasio, e si comprende, visto la “filiera istituzionale” instauratasi grazie proprio all’Onorevole, egli ha affermato la necessità di costruire un nuovo presidio ospedaliero. “Ora, se consideriamo che la struttura esistente è stata edificata prima degli anni ’80, quindi prima della dichiarazione del grado di sismicità del Comune di Sessa Aurunca, si comprende come sia necessario l’intervento della politica che guarda oltre, atteso che nel prossimo decennio sarà inderogabile la conformità strutturale alle norme sismiche anche alle strutture ospedaliere”.  Questo è il succo del suo discorso pieno zeppo di normative antisismiche e altro, che hanno solo l’aspro sapore della confusione: Nel caos ogni potere prende forma.

Sessanta milioni di euro non basteranno certo per creare una nuova struttura, si capisce. Ma è quanto basta per oleare i primi meccanismi, a colpi di parcelle, supervisioni e prime indagini da fare. Un investimento sull’avvenire per creare una nuova struttura tra trent’anni dai connotati privati. Villa Fiorita a Capua e altre strutture della sanità privata, convenzionate con la Regione, sono ancora oggetto di imbarazzo dalle parti dell’Onorevole dem visto le interconnessioni lavorative di “famiglia”. Aprire un nuovo fronte, con la scusa dei criteri antisismici, è stato l’amo a cui si è aggrappato Oliviero per inaugurare una nuova stagione: C’è bisogno di una politica che guardi oltre. Oltre cosa, non si sa.

Le domande allora sorgono spontanee: l’ospedale San Rocco quindi chiuderà? Siamo certi che l’imbarazzo sulla questione sia ai massimi livelli. Con buona pace delle voci del regime che stanno promuovendo la lieta novella.

“Qualche propagandista locale” ha cercato, in modo ironico, di ficcare il naso dentro la questione, suggerendo magari di trattenere una parte dell’investimento iniziale, per ricreare i presupposti di base per migliorare il nosocomio del San Rocco. Già, checché se ne dica, il San Rocco ha “soltanto” trent’anni, ragion per cui pensare alla necessità di una nuova struttura è alquanto originale. Soprattutto una volta avviato l’iter, che fine farà la struttura “vecchia”? Un mostro che sarà sottoposto al processo mediatico e di indignazione popolare per i prossimi cinquant’anni.

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