“DRAMMA DELLA GELOSIA” (1970): UN CLASSICO DELLA COMMEDIA ALL’ITALIANA

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Ettore Scola riprende il genere sperimentato già precedentemente con “Divorzio all’italiana” (1961) di Pietro Germi, con Marcello Mastroianni, Daniela Rocca e Stefania Sandrelli, e ancora con “Straziami, ma di baci saziami” (1968) di Dino Risi, con Nino Manfredi, Pamela Tiffin e Ugo Tognazzi: quello della commedia all’italiana sentimentale e “triangolare”, con tinte melodrammatiche. In “Dramma della gelosia”, il regista affronta l’universo proletario di tre personaggi, con l’intento di sottolineare il carattere subculturale di una vicenda altre volte narrata e vissuta. Questo sarà il primo film di Scola sui proletari, sui cosiddetti poveri, a cui seguiranno “Permette? Rocco Papaleo” del 1971, ancora con Marcello Mastroianni e “Brutti, sporchi e cattivi” del 1976, con Nino Manfredi.

“Dramma della gelosia” è la ricostruzione di un delitto, quello commesso ai danni di Adelaide Ciafrocchi (Monica Vitti), nel corso di una furiosa lite tra i suoi due uomini. Tutto ha inizio al termine di una Festa dell’Unità, quando Adelaide incontra Oreste (Marcello Mastroianni), un muratore romano, comunista convinto e sposato con una donna molto più anziana di lui. Un vero e proprio colpo di fulmine tra i due, non senza problemi e complicazioni. Il primo dei quali è sicuramente la moglie di Oreste, che alla prima occasione utile, riesce a mettere la mani su Adelaide, mandandola all’ospedale. La situazione diventa ancora più complessa alla comparsa di Nello, un pizzaiolo toscano conosciuto da Oreste a una manifestazione del PCI. Adelaide si innamora di lui, arrivando al punto di non sapere più scegliere e illudendosi di poter amare entrambi. Si intromette un terzo uomo, rozzo ma ricco, verso il quale Adelaide è tentata per un matrimonio di convenienza. Nel frattempo, Oreste perde il posto di lavoro, e Nello tenta il suicidio. Sarà proprio sul punto di perdere Nello, che Adelaide gli prometterà amore eterno. Oreste cade nella più totale depressione, e alterna brevi momenti di lucidità a prolungati stati di confusione. In uno dei momenti di fermezza, incontra Nello e Adelaide che stanno per avviarsi all’altare. Li aggredisce, e scoppia una feroce rissa, nel corso della quale Adelaide è involontariamente colpita a morte da Oreste con un paio di forbici.

Ettore Scola, in questo film, si misura con i sentimenti, quelli realmente travolgenti, quelli in cui non c’è alcuno spazio per un briciolo di razionalità. Il film procede con un buon ritmo, l’equilibrio tra dramma e commedia è studiato al punto giusto ed è ben riuscito. Cornice perfetta quella creata dalle musiche di Armando Trovajoli (che abbiamo già ritrovato in altri lavori di Scola), e ottima interpretazione degli attori, che valse a Mastroianni il premio per la migliore interpretazione maschile a Cannes. Riso e pianto, lucidità e follia, tenerezza e ruvidità si mescolano continuamente, disegnando una varietà di stati d’animo  perfettamente rappresentati. Simili caratteri ritroveremo nel successivo “C’eravamo tanto amati”, con risvolti meno tragici. Quello che in Scola non smettiamo mai di trovare è la sua voglia di attenersi alla fedele rappresentazione della realtà: una rappresentazione che oggi troviamo ancora attuale. L’attenzione è incentrata sui sentimenti, sulla psicologia, sui volti e sui gesti. Ogni personaggio è un carattere preciso, viene esaminato e studiato, non solo per coglierne le passioni, ma per mettere in mostra anche le sue manifestazioni più ridicole, gli aspetti più nascosti. Scola ha saputo mettere in immagini la realtà che lo ha circondato. In questo caso i protagonisti sono dei proletari, coloro ai quali niente viene regalato: la felicità, che è anche benessere, va guadagnato. “Dramma della gelosia” è la rappresentazione di una cultura popolare succube di modi di vivere assorbiti dai mass media (televisione, fotoromanzi, giornali): è forte il tema dell’emarginazione, racchiuso dal triangolo Oreste-Adelaide-Nello, e che ritroveremo ancora più realizzato nei lavori successivi. Il regista parla alla collettività, e in particolare questa pellicola è essenzialmente “parlata”, gli attori si rivolgono agli spettatori: un espediente rivolto a cercare il coinvolgimento e la complicità del pubblico.

Mariantonietta Losanno