“I SOLITI SOSPETTI”: IL PICCOLO CULT ANNI ’90 CON KEVIN SPACEY

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Cinque uomini dalla fedina penale sporca vengono prelevati e interrogati per il sospetto che (almeno) uno di loro sia coinvolto nel furto di un carico di fucili. Nessuna prova certa viene loro imputata e, dopo alcune ore, vengono rilasciati. Durante la loro permanenza, però, riescono ad ordine un piano che dovrebbe procurare un grosso guadagno. Le cose non vanno come previsto e il mistero si infittisce, soprattutto con l’entrata in scena del misterioso personaggio di Keyser Söze.

Una pellicola basata su una struttura ad incastro che riesce a  coinvolgere lo spettatore in una vicenda gialla/poliziesca in cui colpi di scena e tradimenti sono dietro l’angolo in ogni momento. Una serie di enigmi a cui non è semplice dare una spiegazione chiara, una suspense crescente e un sottile umorismo: “I soliti sospetti” è un thriller che incuriosisce e appassiona. La sceneggiatura di Christopher McQuarrie è studiata per esplodere negli ultimi minuti che sconvolgono sia gli altri protagonisti che il pubblico. C’è chi crede che dietro il nome di Keyser Söze non ci sia nessuno, chi addirittura non pronuncia il suo nome, chi pensa invece che sia uno psicopatico paragonabile ad un “diavolo”. Nessuno dei personaggi sa chi sia, e sembra essere questo il suo più grande potere: l’anonimato. Söze non è frutto di alcuna invenzione, esiste e sa muovere le sue carte nel modo giusto, riuscendo anche a manipolare gli agenti della polizia, raccontando una storia inventata di sana pianta. Il machiavellico protagonista “insospettabile” con la camminata scomposta muove i fili dell’intera vicenda e inganna tutti: complici, polizia e spettatori.

Un gioco di prestigio, quello organizzato da Kevin Spacey che con la sua interpretazione vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista. Il suo primo premio ricevuto. Christopher McQuarrie ricevette, invece, quello per la migliore sceneggiatura originale. Il regista, Bryan Singer, sembra divertirsi a mettere in scena un’opera avvincente, con un finale decisamente non scontato. Le sfumature interpretative e registiche possono essere apprezzate maggiormente ad una seconda visione e in quelle successive.

In un mondo in cui niente è quel che sembra, bisogna saper guardare oltre. “I soliti sospetti” sembra svelare tutto e il contrario di tutto, raccontando di poliziotti corrotti, di criminali valorosi e di amicizie nate nelle condizioni meno probabili. Un crime drama sempre attuale, che merita di essere visto e rivisto.

Mariantonietta Losanno