“ANIMALI NOTTURNI”: AMORE, VIOLENZA E VENDETTA

Nel 2010 Tom Ford diresse il suo primo film “A single man”, con Colin Firth, che venne nominato al premio Oscar come migliore attore. “Animali notturni”, realizzato invece nel 2016, si distacca decisamente dal primo film per genere e contenuto. Racconta la storia di Susan, proprietaria di una galleria d’arte: una donna frustata e depressa alle prese con un matrimonio che funziona solo all’apparenza, e un ex marito di cui è stata profondamente innamorata ma a cui ha rinunciato in seguito a un grave errore da lei commesso. Ed è proprio Edward, ex marito e scrittore, che le regala e le dedica un libro, dicendole che proprio lei è stata la fonte ispiratrice della storia. Questo libro però racchiude qualcosa di tremendo: è una storia dura, violenta, macabra; ma non è altro che la struggente metafora di ciò che ha vissuto a causa di Susan. Edward, infatti, è un uomo profondamente ferito, tormentato, carico di rancore. È sempre stato definito da Susan come un uomo fragile, ed è proprio attorno al contrasto tra forza e debolezza che ruota tutto il film. Il libro che le regala Edward è una sorta di vendetta nei confronti della donna che amava e che si è rivelata essere una persona completamente diversa: Susan ha sempre vissuto con il timore di potersi trasformare in una donna cinica e vuota, cioè in tutto ciò che ha sempre detestato, ma non ha fatto altro che compiere passi in quella direzione.

La lettura del libro scuote particolarmente Susan che si immedesima completamente e si immagina la protagonista di quella terribile violenza. Ma questa stessa violenza colpisce anche lo spettatore che per tutta la durata del film sente un incessante nodo alla gola. “Animali notturni” è, infatti, un film che colpisce, e fa anche male. Da la nausea, sfinisce. E la crudeltà si può già percepire dal titolo: gli animali notturni si muovono, attaccano e uccidono vittime innocenti, con la brutalità delle bestie, appunto. Le sensazioni che evincono sono sicuramente il dolore, la confusione, l’incredulità. A tutto questo si aggiunge poi lo strazio nel vedere vite che si consumano e che non possono non colpire l’animo dello spettatore. Susan -così come lo spettatore- resta profondamente turbata dalla lettura del libro proprio perché quella storia sembra appartenerle: è lei, quindi, l’animale notturno, quella che legge nell’opera la parola “vendetta”.

Il film si svolge seguendo tre livelli di narrazione: la vita attuale di Susan, la storia raccontata nel libro e i flashback di quando Susan ed Edward erano sposati. Proprio questa divisione in tre fasi incide sull’andamento del film, rendendolo per certi aspetti poco lineare. A dare maggiore credibilità però c’è l’eccellente interpretazione di Amy Adams (Susan), dai suoi sguardi si percepisce e si riesce a sentire sulla pelle tutta la frustrazione e la solitudine di una donna vuota e priva di affetti. “Animali notturni” è, in conclusione, un noir contemporaneo complesso, non tanto per la sovrapposizione di contenuti, quanto piuttosto dall’incapacità di riuscire a dare unità a questa struttura. È una pellicola violenta che parla di perdita, disperazione e rivalsa, è un’opera tagliente, ipnotica e incisivamente perturbante.

Mariantonietta Losanno

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