“AMERICAN HISTORY X”: COSA VUOLE DIRCI VENT’ANNI DOPO?

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Tony Kaye realizza, sul finire dello scorso millennio, una delle opere più importanti che trattano la tematica razziale. Non si limita ad affrontare il problema, o a “giudicarlo”: il merito della pellicola è quello di riuscire a sviscerare a fondo le teorie neonaziste.

“American History X” racconta la storia di due fratelli, Derek e Danny, il più giovane cerca di emulare le bravate del fratello, che considera un esempio da seguire; quando, però, quest’ultimo rinsavisce è ormai troppo tardi. Derek, skinhead di estrema destra, finisce in carcere per l’omicidio di due delinquenti di colore che stavano tentando di rubargli l’auto. In prigione ci si può isolare e farsi prendere di mira, o adeguarsi al codice etico vigente, scendendo quindi a patti con la propria morale. L’esperienza in un penitenziario può trasformare una persona spingendo a sposare ideali ritenuti inammissibili, ad accettarli come dogmi e condividerli pienamente. Derek, invece, subisce un cambiamento in positivo, e decide di abbandonare la folle ideologia di gioventù. Il passato, purtroppo, bussa sempre alla porta. Il razzismo è soltanto espressione di odio, vendetta e violenza. Il ravvedimento di Derek deriva da una profonda riflessione interiore: la spirale di odio si autoalimenta e non fa altro che farlo crescere ulteriormente. La pellicola segue dunque due storie, il passato e il presente, alternando il bianco e nero ai colori.

Quello che colpisce è il ruolo del preside, Sweenie, che credendo nelle potenzialità di entrambi i ragazzi, decide di offrire loro una speranza. A Derek suggerisce di ravvedersi, a Danny di non seguire la strada sbagliata. Per incoraggiare suggerisce di studiare, leggere, invita, quindi, a rifugiarsi nella cultura e ad allontanare l’ignoranza. “American History X” prova a trasmettere un messaggio di tolleranza. È una storia di dolore, che si trasforma in rabbia e vendetta, e poi in redenzione. Siamo in un contesto ancora attuale. Le rappresentazioni dei neonazisti nelle opere cinematografiche sono state spesso caricaturali, riconducibili unicamente allo stereotipo del “cattivo”, “American History X”, per quanto terrificante, assume invece una connotazione più fedele alla realtà, cercando di scavare a fondo nel problema, provando a comprendere le basi dell’ideologia nazista. L’interpretazione di Edward Norton è il motore drammatico su cui si accompagna l’intera vicenda.

È l’assoluta mancanza di remore quando si tratta di farsi riconoscere come appartenenti al credo neonazista a far davvero paura: si sente addirittura il bisogno di camuffarsi, di essere “riconoscibili”. Un’ideologia può destabilizzare una famiglia, una società e una vita intera. Può distruggere ogni valore e ogni rapporto, che si tratti di amicizia o di amore. “American History X” mostra due realtà differenti: da un lato gli estremismi deliranti, dall’altro la rinascita.

Mariantonietta Losanno