“BEGIN AGAIN – TUTTO PUÒ CAMBIARE”: QUALCOSA DI PIÙ DELLA CLASSICA COMMEDIA AMERICANA

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Un po’ di leggerezza non guasta. “Tutto può cambiare” è la dimostrazione che ci si può concedere il lusso di sorprendersi ancora. È la prova che una semplice commedia (bisognerebbe comprendere, però, l’accezione che si da alla parola “semplice”), si può tramutare in qualcosa di speciale. Dan (Mark Ruffalo) è un produttore musicale, ha un aspetto trascurato, è un casinista, un esaltato. Greta (Keira Knightley) è una cantautrice, reduce da una grossa delusione d’amore. Entrambi affrontano un momento difficile, sono privi di stimoli, ma hanno un’unica certezza a cui aggrapparsi: la musica. Dan decide allora di scommettere su Greta, proponendole di registrare un disco en plein air. L’unica regola da rispettare è sentirsi liberi. La magia della musica si concretizza nel riuscire a dare una nuova forma anche a qualcosa che sembra apparentemente banale. Ogni situazione, ogni luogo, con il giusto sottofondo musicale, può assumere un valore differente.

Non sempre le cose procedono nel verso giusto, o come ci si aspetterebbe che procedessero. È questo che la pellicola tenta di dire, senza però assumere l’aspetto di una favola. Le storie di Dan e Greta sono vere e concrete, lo spettatore può immedesimarsi. La trama è lineare, non c’è nulla di eccessivo o costruito. Ed è per questo che funziona. Non c’è bisogno di regalare un lieto fine forzato. “Tutto può cambiare” si presenta come un prodotto diretto, sincero, che lascia che la dialettica amorosa scorra attraverso le canzoni eseguite nei vicoli, nei parchi, sui tetti. New York è lo scenario perfetto. Il regista esprime dunque un’idea di cinema che lega le persone attraverso la musica. “Puoi capire tante cose di una persona dalle sue playlist”, dice Dan a Greta. “Tutto può cambiare” è un film piacevole, un omaggio alla città che non dorme mai, dove ogni canzone assume le caratteristiche del luogo che le fa da sfondo. È la storia di due persone che hanno bisogno di ricominciare, di ritrovarsi. Lui deve abbandonare l’aspetto trasandato, sia esteticamente che come padre e marito; lei ha bisogno di essere meno razionale e rigida, senza però perdere la parte di sé romantica e sognante.

Può sembrare un messaggio scontato, eppure “Tutto può cambiare” insegna come sia possibile rimettersi in gioco e ripartire, lasciando andare certe abitudini e anche certe persone, e riprovando invece a ricucire i rapporti con quelle che lo meritano. Greta dice addio al suo grande amore, Dan ritrova invece la serenità con sua moglie e sua figlia. Certo, la città aiuta a ripartire: New York è un trionfo di suoni, odori, arte, storia, cultura. È possibile però farlo anche altrove. La pellicola di John Carney mostra come sia possibile realizzare un qualcosa di convincente senza il bisogno di essere convenzionali. Il film infonde spensieratezza, positività, consente forse di ritrovare anche un po’ di buon umore. Si avverte la voglia di muoversi, magari fare un viaggio. Oppure di viaggiare con la mente, lasciandosi trascinare dalla musica. Non c’è sempre bisogno, dunque, di una regia graffiante per lasciare il segno.

Mariantonietta Losanno