LEGGERE O NON LEGGERE….

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di Elvio Accardo

Al “Centro libri night and day”, fui invitato dai due soci gestori, Nando e Michele, miei vecchi amici, a fare una serata suonando le mie canzoni. Non potendo andare il sabato sera della settimana successiva, giorno dell’inaugurazione perché impegnato, ci mettemmo d’accordo per la sera della domenica.

Il “Centro libri night and day”, aveva un bar ben fornito in fondo a un gran salone, con tavoli e sedie per il consumo di bibite e spuntini, e per questo era aperto anche di domenica.

Nella mattinata della domenica, dopo il giorno della inaugurazione, mi telefonarono i miei amici ricordandomi della serata, chiedendomi di raggiungerli al centro libri, e dare un’occhiata, magari organizzando meglio gli spazi a disposizione per la mia esibizione serale.

 Andai e li trovai in attesa all’ingresso della libreria. Una bella grande sala piena di libri su scaffali e tavoli in bella mostra.

Tanti libri esposti per argomento, per autore, per editore ecc., ordinati, allineati, poggiati casualmente su tavoli.

Fui avvolto da una sensazione calda ma piuttosto confusa, di smarrimento, ma di piacevole silenzio.

 Tutto sommato rimaneva un gran bel luogo per chi ama leggere e per chi no.

Due gradini e un grande arco, sostenuto da due poderose colonne, divideva in due la sala, sul lato più alto un lungo banco da bar e i tavolini, erano pronti ad accogliere i visitatori e gli acquirenti.

Mi accorsi che sulle colonne c’erano due locandine sulle quali io e la mia chitarra eravamo stampati in primo piano su un elegante sfondo nero, annunciavano per la domenica alle ore 21.00 la mia serata.

 Diceva cosi: Domenica 15 maggio alle ore 21.00 lo scultore maestro Nino della Bruca, in una sua straordinaria performance al “centro libri night and day”. Michele, con un gran sorriso disse: “Ti piace la locandina? Ieri sera, tutti quelli che son venuti, ed erano tanti, hanno detto che era un’occasione da non perdere visto che non ti esibisci quasi mai, pensi solo alla scultura chiuso nel tuo studio”.

 Sorrisi ai miei due amici, ringraziandoli per l’attenzione, e dissi: “Ragazzi, ma voi lo sapete che sono un cantautore per diletto, amo la musica e amo cantare le mie canzoni agli amici in particolari occasioni, sono un po’ orso è vero, e dedico tutto il mio tempo alla scultura, ma essere scultore è impegnativo e anche faticoso.

 Cantare e suonare le mie canzoni, a volte mi aiuta, mi rilassa, e certamente sono solo un cantautore dilettante, perciò grazie per l’invito, ce la metterò tutta, andrà tutto bene.”

 Dopo aver bevuto un caffè, dissi che sarebbe stato meglio spostare le sedie e i tavoli anche nella sala dei libri in modo da ottenere un percorso più fluido tra i due ambienti. Poi chiesi come era andata l’inaugurazione. Rimasero silenziosi, non risposero subito.

 Dopo qualche esitazione, Nando e Michele mi raccontarono che era venuta tanta gente, intellettuali, giovani a gruppi e da soli, mamme con figli, curiosi e prefazionisti (quelli che leggono tutte le prefazioni) e immancabilmente passanti, sedicenti scrittori e poeti della città e del circondario.

 Avevano divorato interamente il ricco buffet, e prosciugato ogni bibita anche la riserva nel frigo bar, ma i libri venduti erano solo quattro, proprio cosi, e nientemeno li avevano comprati alcuni cugini venuti da fuori.

Le loro facce appese sottolineavano come un frego di evidenziatore la frase: “non abbiamo venduto niente”.

 Nei discorsi che seguirono, emersero delusione, amarezza e incertezza per il futuro. Un po’ per incoraggiarli, un po’ per distrarli da quelle nere visioni, e dare un nuovo motivo di interesse, spiegai loro l’idea che mi era venuta li per li, e che poteva diventare un richiamo per la curiosità che avrebbe suscitato.

 L’idea era questa: incartare un bel po’ di libri scelti tra gli scaffali e fare un pacchetto con ciascuno di loro, con tanto di scotch, targhetta con il nome della libreria “Night and day”, e basta, così da non poter leggere né titolo né autore né casa editrice e nemmeno la prefazione.

 Insomma un piccolo mistero tutto da scoprire, sorprendente e stimolante, in forte contrasto con l’esibizione delle centinaia e centinaia di libri esposti ovunque nella sala adiacente. Il sorriso ricomparve sul loro viso, e Michele disse: “Solo un grande artista come te poteva avere un’idea così originale, metteremo un prezzo forfait su ciascun pacchetto e non spiegheremo mai i perché e i percome. Bello, bello, mi piace”.

 Non chiesero nessun altro chiarimento né modificarono in qualche modo quella che ritennero una “originale esposizione”.

 Se l’idea era mia, visto che ero, bontà loro, un artista abbastanza conosciuto, e che mi sarei esibito la sera stessa in quella sala, mi misero subito a scegliere i libri che avrebbero costituito “Il Banco dei sogni”.  Passammo le ore successive ad incartare centoventidue libri, uno per uno con carta anonima bianca scotch e targhetta della libreria.

 Il tavolo che accoglieva il gran mucchio di libri impacchettati messi in maniera casuale, fu messo davanti allo scalino che divideva la sala d’esposizione e la sala bar. Tutti l’avrebbero notato, nessuno avrebbe potuto travolgerlo. Sulle due colonne, sotto alla locandina che annunciava la mia esibizione, due cartoncini con su scritto: “Il banco dei sogni”.

 Sul tavolo sopra i pacchetti, un cartoncino con su scritto il prezzo: “dieci euro un sogno”.

 Arrivò molta gente, veramente tanta. Io cantai accompagnando con la chitarra le mie canzoni, la gente accolse con entusiasmo la mia performance, chiesero dei bis, gli applausi non mancarono, ci fu anche una intelligente breve chiacchierata tra il pubblico e me su alcuni testi delle mie canzoni che evidenziavano contraddizioni della nostra vita.

 Alla fine quando mi alzai per andar via, un gran numero di persone mi si avvicinò, chi con uno chi con due o più pacchetti comprati sul “banco dei sogni”, chiedendomi di firmare l’involto, io firmai.

 Credendo che era stata la mia esibizione ad interessarli all’autografo. Questa cosa mi imbarazzò non poco, non pensavo che una mia performance potesse interessare la gente fino a chiedere l’autografo, ero sempre un dilettante.

 La gente ancora si tratteneva al bar e ai tavoli, e i miei amici mi accompagnarono alla macchina.

 Dissi loro degli autografi che la gente mi aveva chiesto di mettere sul pacchetto, e aggiunsi che lo trovavo strano, avrebbero potuto darmi qualsiasi pezzo di carta, lo avrei firmato lo stesso preso dall’euforia del momento.

 Fu allora che i miei amici con un sorriso, anzi con una sonora risata, mi spiegarono che la gente aveva comprato molti libri incartati posti sul “Banco dei sogni” perché aveva creduto che erano mie opere esposte per l’occasione, e poi siccome quei libri impacchettati erano offerti a solo dieci euro, come “il prezzo politico” di una volta, non volevano perdere l’occasione di comprare una mia opera a cosi poco prezzo.

 Tutto era partito dalle locandine che sovrastavano il “Banco dei sogni” che annunciavano una “straordinaria performance” dello scultore maestro Nino della Bruca.

 In compenso il bar aveva fatto ottimi affari e la gente ancora si tratteneva. Ecco perché, dopo alcuni anni, credo sette anni, alle otto di sera, nello studio del dottor Cristaldi, che sta curando la mia sciatica, vedo un libro, ancora impacchettato, incorniciato e firmato da me, in bella mostra sulla parete dietro la sua poltrona,  tra opere firmate da artisti più famosi di me, tanto è vero che il dottor Cristaldi mi ha dato la ricetta medica con la cura, e non gli è passato per la mente di chiedermi se sono io l’autore di quell’opera anche se mi chiama maestro, però tutto sommato non è passato neanche nella mia.