“IL FAVOLOSO MONDO DI AMÉLIE”: FARE DEL BENE AGLI ALTRI FA BENE A SE STESSI

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Una voce fuori campo, precisa ed accudente, ci introduce nell’universo di Amélie Poulain: suo padre è un medico un po’ bizzarro, visita la figlia ogni mese -che si agita continuamente- e si convince sia malata di cuore; la madre, uscita dalla chiesa, muore schiacciata da una suicida. Da ragazza Amélie si trasferisce a Parigi e lavora come cameriera. Un giorno, quello decisivo che cambierà le sorti della sua vita, le cade di mano il tappo di una bottiglia mentre sbigottita assiste al servizio in tv sulla morte di Lady Diana: nel raccogliere il tappo, Amélie si accorge che dietro una piastrella è nascosta una scatola di cianfrusaglie (figurine, giocattoli). La sua missione diventa, dunque, quella di restituire il ricordo al legittimo proprietario. Dopo questo compito, però, Amélie inizia a rendersi conto di quanto la faccia star bene vedere gli altri felici e soddisfatti.

“Il favoloso mondo di Amélie” è una storia diversa, bizzarra e estremamente tenera che fa stare bene chiunque la guardi (con gli occhi giusti). Amélie non viene presentata come un’eroina, anzi, la sua dedizione agli altri è una sorta di “scusante” per non occuparsi dei problemi che la affliggono e dei traumi riportati dall’infanzia. La pellicola non vuole presentarsi come un prodotto forzatamente ed esasperatamente ottimista: quelle di Amélie sono una sorta di piccole “magie” che procurano gioia agli altri. La sua è una voglia di fare del bene disinteressata, rivolta a tutti. La regia è ironica, impertinente; tutti i personaggi sono presentati con caratteristiche (volutamente) buffe ma divertenti; lo spettatore avverte la tangibilità delle emozioni. Quello che prevede la visione di questo film è, però, lo stesso sguardo di Amélie: il pubblico, infatti, per goderne a pieno la bellezza, deve servirsi di creatività, fantasia e dolcezza. Solo facendo così potrà cogliere il senso profondo, ovvero amare se stessi facendo del bene agli altri.

Amélie è una ragazza estremamente sensibile che per potersi sentire a proprio agio costruisce un piccolo mondo a sua portata, fatto di sentimenti semplici e veri, comuni a tutti i bambini: sognare ad occhi aperti è il suo modo di affrontare la realtà. Nonostante questa marcata tenerezza, il film non diventa mai smielato o buonista. Il messaggio di amore che Amélie infonde è contagioso: è la voglia di fantasticare e di provare ancora sentimenti veri che può salvarci. Sotto l’apparente semplicità della storia, il regista cela un messaggio importante, tutt’altro che gioioso: andando ad approfondire, infatti, si può notare come Amélie abbia problemi ad instaurare relazioni personali, il suo rifiutarle è infatti una strategia per evitare un eventuale rifiuto. Non a caso, la pellicola si conclude non appena si apprende come Amélie abbia imparato a prendersi cura degli altri e di riflesso anche di se stessa, rispettando il suo animo puro e genuino, ma non facendosi più scappare delle occasioni solo per paura. Lo spettatore, dunque, è come se accompagnasse Amélie in questo viaggio fino all’ultima prova, quella più difficile, che consiste nell’accettare l’amore (e tutte le sue conseguenze) e iniziare a vivere a pieno.

“Il favoloso mondo di Amélie” è una pellicola autentica, che insegna che senza amore non si può vivere e spinge lo spettatore a rendere il “proprio mondo” il più possibile “fantastico”, intenso come “meraviglioso, stupendo, incredibile”. Non poteva esserci protagonista più adatta per interpretare Amélie di Audrey Tautou, che appare sempre espressiva, vivace e adorabile.

Mariantonietta Losanno