DA “POTERE AL POPOLO” UNA LEZIONE DI STILE

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Correndo su facebook…qualcosa ha colpito la nostra attenzione…era un post di “Potere al Popolo” che riportiamo integralmente, ringraziando l’ignoto autore per la lezione di stile offerta a tutti noi, ma soprattutto a coloro che mostrano di non avere contezza della misura, dell’orgoglio e della dignità, di chi da anni si batte instancabilmente nell’unica piazza riconosciuta come tale, quella dei diritti negati. Una lezione di stile che per quel che ci riguarda, rappresenta una lectio magistralis sulla necessità di restituire dignità al dialogo politico.

MATTIA SANTORI, PERCHÉ NON CI VUOI BENE?

Ce lo chiediamo in queste ore, dopo aver letto, poco fa, la tua ultima intervista su La Repubblica.
Ci citi lì, e non sono state parole d’amore…
Eppure anche noi siamo stati sardine in queste settimane, siamo stati in tante piazze delle ultime settimane, da ragazze e ragazzi come te. Cos’è che è andato storto? Che ci rimproveri, Mattia?

Andiamo con ordine per chi l’intervista non l’ha letta.

“Quali partiti vogliono mettere il cappello sul vostro movimento? «Mi ha stupito che il Pd e i 5 stelle, il cui elettorato rappresenta gran parte delle nostre piazze, abbiano rispettato la nostra autonomia. I partiti più piccoli invece hanno provato a strumentalizzarci. Potere al popolo, in maniera sporca, si è infilato nella piazza di Firenze. Così Rifondazione che è venuta a fare volantinaggio dove non doveva»”.

No, no, Mattia. Innanzitutto chiariamo le cose importanti. Ci deve essere un equivoco grande come una casa: noi nelle piazze non ci infiliamo, noi nelle piazze ci siamo sempre stati.
C’eravamo lo scorso anno, assai prima delle sardine, insieme ai coraggiosi che osavano contestare il neonato governo gialloverde, quando Salvini pareva intoccabile.
Eravamo anche noi, in strada, a chiedere che i porti fossero aperti come naturalmente aperto è il nostro meraviglioso mare. Eravamo anche noi a riempire le città, le strade, di lenzuola e striscioni che respingevano i comizi dell’ex vicepremier.
Eravamo noi, nelle piazze, a dire che i decreti sicurezza bis segnano un’involuzione senza precedenti della nostra società, mandando a compimento un modello di vivere insieme in cui povertà e dissenso diventano pericolosità sociale, e le risposte alle grandi domande sociali che emergono dal nostro tempo si condensano in strette punitive, repressive, securitarie.
In effetti eravamo nelle piazze pure negli anni precedenti, a ben pensarci…
C’eravamo quando si trattava di difendere il diritto allo studio, prevedendo i dati OCSE di un decennio. Perché siamo ragazzi come te, a scuola ci siamo andati, abbiamo provato a studiare con tanti sacrifici delle famiglie che ci hanno aiutato, perché pensiamo che un popolo può essere libero solo se impara a ragionare, a pensare, a esercitare critica verso i potenti. Come dicono le sardine: dobbiamo usare il cervello!

Siamo ragazzi che spesso abitano nei luoghi più inquinati d’Europa – la Terra dei Fuochi, la pianura padana dall’aria irrespirabile , il sud Italia dell’Ilva e di Eni – e che si ammalano per questo.
Perciò in piazza, senza infilarci, ma chiedendo di poter ascoltare e imparare, ci siamo stati pure in questi ultimi due anni, travolti dalla gioia e dalla forza rigeneratrice dei giovani di Fridays for Future. Oppure prima, quando c’era da muoversi perché le grandi multinazionali del petrolio ammanicate coi pezzi della politica volevano imporci le trivellazioni. Per fortuna, l’86% dei votanti, bocciò questo progetto nel referendum del 2016… Bei mesi quelli, girammo per le spiagge, per le province, casa per casa, ma non ci siamo mai incontrati, Mattia. Forse perché intanto tu scrivevi articoli per appoggiare le trivellazioni, mentre un movimento fatto di cittadine e cittadini armato solo della voglia di partecipare e cambiare la politica – anche se non si chiamavano sardine – immaginava un futuro ecosostenibile, per tutti.
Noi non stavamo coi petrolieri, caro Mattia, e forse per questo non ci siamo incontrati, non ci hai conosciuto…peccato.
Insomma, dicevamo, non ci infiliamo. Perché siamo ragazzi normali, abbiamo le esigenze di tutti, che sono pure le tue (mangiare, lavorare, poter studiare, prendere una casa, non morire di tumore per i veleni…) e tante volte in piazza ci siamo stati per questo, ma pure per la Costituzione, così cara alle sardine! Nel 2016, festeggiammo in tante città d’Italia la vittoria popolare del referendum che ha fermato lo stravolgimento costituzionale voluto, all’epoca, dal Partito Democratico con Renzi… Se ci pensiamo abbiamo ancora i brividi, perché sulla democrazia – e cioè sulle forme che possono permettere la partecipazione e la decisione trasparente di tutti, soprattutto dei più piccoli o deboli, alla vita politica – non si scherza!
Neanche in quel caso c’incontrammo, forse perché, come hai dichiarato in tv qualche giorno fa, Renzi in quel periodo ti piaceva… Poco importa, no?

Senza perderci troppo negli anni, ma è solo per spiegarti tutto bene visto che non ci conosci, questi siamo noi, questi eravamo pure a Firenze. E come avremmo “strumentalizzato” le sardine? Siamo stati tra la folla, senza simboli di partito, senza bandiere. E non solo a Firenze: a Mantova, a Napoli, a Catania, a Padova, e via così…
Abbiamo salutato con favore e affetto il fatto che migliaia di persone rompessero lo schema consolidato della lamentela su facebook e fossero felici di sentirsi comunità, insieme, guardandosi in faccia e non più dietro uno schermo. Nessun pregiudizio, anche qui: siamo scesi in piazza per ascoltare, per capirne di più, rispettando le modalità decise – queste sì, purtroppo su facebook – dalle sardine.
Volevamo dare il nostro contributo, aiutare a crescere un movimento così partecipato, abbiamo portato dei cartelli a Firenze: sopra ci abbiamo scritto “più lavoro, casa, cultura e meno precarietà”, “firenze antifascista”, “firenze non si lega”… A Napoli, per esempio, abbiamo portato un enorme striscione: “per spegnere l’odio, redistribuire la ricchezza”, perché tante volte l’odio è figlio di povertà, disperazione, abbandono. Nessuno nasce cattivo, solo tocca imparare a riconoscersi come simili, e uguali soprattutto…
In tutti e due i casi le altre sardine presenti in quelle piazze ci hanno avvicinato, si rivedevano in quei messaggi che poi sono le domande che ci poniamo tutti, e che vorremmo fossero riprese, ascoltate, considerate dalla Politica.
È questa la “strumentalizzazione” di cui ci accusi? È questa la maniera “sporca”? Quella di decine di attivisti volontari – che ti invitiamo venire a conoscere nelle nostre Case del Popolo quotidianamente attive nelle periferie e nei quartieri poveri, dove l’odio dilaga e c’è da combattere per sentirsi umani e degni – che portano un messaggio di equità e aggiungono un tassello al mare di tutti? Ci mettono la faccia e il cuore, eh, proprio come tutte le sardine…

Non riusciamo a capire. Come hai detto tante volte, le sardine servono a sottrarre la Politica alla pancia delle persone. Discutere della radice del disagio e della disaffezione che si respira in giro, parlare di solidarietà e uguaglianza, non è forse questo lo spirito con cui sono nate le sardine? O ci sono argomenti tabù di cui noi, e tutti gli altri, non eravamo a conoscenza?

Se nelle piazze delle sardine non si può parlare di redistribuzione della ricchezza non lo sapevamo.
Così come non sapevamo che è vietato fare volantinaggio, come si legge sempre nella tua intervista.
Tra ragazzi, però, certe cose ce le possiamo dire con sincerità: noi alla democrazia e ai movimenti veri ci crediamo, e un poco ci fa paura pensare a folle in cui “non si deve”, cioè non si può, distribuire un volantino. Che è un modo per dire che non si può dire qualcosa, cioè niente. Le sardine sono silenziose, ma possono esprimersi, sperimentare, contaminarsi, oppure si chiudono in un blocco monocolore, in cui si esprime e decide solo chi va in tv a parlar per loro?
Noi pensiamo che chiunque abbia il diritto di portare un volantino – se non è offensivo nei confronti degli altri, che male fa? – che chiunque possa portare il suo contributo, un’idea, una proposta, perchè la storia di ognuno arricchisce tutti. Ma siamo ragazzi, e forse pecchiamo di ingenuità ancora…

Ci accusi di aver fatto peggio dei partiti di Governo. Il PD, in particolare, avrebbe lasciato “autonomia” al movimento, a differenza dei nostri cartelli. Qualche riga più su, nell’intervista, dicevi: «In Emilia abbiamo una fortuna che non tutte le Sardine d’Italia hanno: siamo rappresentati da un centrosinistra senza estremismi».
Infatti ti abbiamo visto pure, ripreso dai giornali, nella piazza a sostegno della campagna elettorale di Bonaccini, però hai detto che ci stavi “a titolo personale, non come sardina”. Per carità, nessun problema, se non fosse che delle sardine sei diventato il portavoce. E il personale, in questi casi, diventa politico. E corre il rischio – questo sì – di strumentalizzare politicamente centinaia di migliaia di persone in tutta Italia che meritano rispetto. Tra cui pure noi!
Che come sai bene, siamo ragazzi, gente tranquilla, che lavora…e che però col centrosinistra del jobsact e dei salvabanche non ha mai avuto troppa simpatia.

Hai scritto tanto altro nell’intervista, su cui – a questo punto approfittiamo – siamo d’accordo, anche se continua a sfuggirci qualcosa. “La partecipazione effettiva. A noi importa solo quella.(…) per chi sta impigrito sul divano è arrivato il momento di alzarsi, di smettere di pensare che il problema riguarda altri, che sia ancora il momento di delegare.” Tutto giustissimo! Ci chiedevamo, però: come funzionerà il prossimo 15 dicembre?
Abbiamo letto su un altro giornale che hai dichiarato che Il 14 dicembre, a Roma, dopo il sardina-day, sono state convocate 150 persone, rappresentanti di circa 70 località dove si sono tenuti o si terranno i flash mob. Chi ha scelto queste persone? Come ci si può rivolgere a loro per farli esser portavoci di un’istanza?
Dove si terrà l’incontro nazionale? Sarà possibile assistere o almeno sapere cosa c’è all’ordine del giorno?

Torniamo al problemino di prima, che è lo stesso dei volantini anche se sembrano cose lontane… allargare la partecipazione, non blindarla, per il bene delle sardine.

Ci permettiamo queste considerazioni, prendile per quello che valgono. Sono le considerazioni di un gruppo di ragazzi che come sai hanno ancora poca esperienza con la politica, siamo nati da 2 anni, e abbiamo impiegato tutte le nostre forze mettendo “passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo”, proprio come è scritto nel manifesto delle sardine! Siamo felici dei nostri ambulatori popolari che curano gratuitamente chi non può curarsi, dei nostri doposcuola accessibili a tutti i bambini, dei nostri pool di avvocati che assistono i lavoratori stritolati da manager, multinazionali, privati senza scrupoli.

Da ragazzi che come te ci tengono al futuro del paese, ti chiediamo un confronto. Siamo sicuri che c’è qualcosa che c’è sfuggito e che ci potrai chiarire senza alcun dubbio.
Ci scuserai per la lunghezza, ma meglio esser precisi…
Liberi di nuotare in mare aperto!