“TENET”: LE TEORIE DEL TEMPO DI CHRISTOPHER NOLAN

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     –      di Mariantonietta Losanno     –            htenet nolan 2020 coronavirus italia ok uscita cinefacts cover scaled “TENET”: LE TEORIE DEL TEMPO DI CHRISTOPHER NOLAN

Se, come affermava Einstein, il tempo è solo un’illusione, allora si può frantumare e persino invertire: è questo il presupposto di “Tenet”, in cui Nolan -ancora una volta- mette in scena la sua idea di soggettività temporale. Questa teoria secondo la quale il tempo esista solo ed esclusivamente in relazione ad un luogo, ad un incontro, ad un’emozione è un chiodo fisso per il regista inglese, sin dalla prima esperienza dietro la macchina da presa con “Memento” (e ancora prima con “Following”, primo vero esordio alla regia), in cui si viaggiava nel tempo per ricostruire i ricordi e creare una verità plausibile; proseguendo con “Insomnia”, in cui le allucinazioni e i deliri rendevano estremamente labile il confine tra colpa ed innocenza; e con “The Prestige”, un omaggio al mondo della magia, nuovamente in bilico tra finzione e realtà, per arrivare poi al criptico “Inception”, in cui c’è un evidente ritorno al tema della memoria, e ad “Interstellar”, in cui il concetto temporale è funzionale ad analizzare la natura umana in ogni sua sfaccettatura.tenet nolan “TENET”: LE TEORIE DEL TEMPO DI CHRISTOPHER NOLAN

In “Tenet” troviamo -sostanzialmente- la stessa struttura narrativa contorta che al tempo stesso confonde ed affascina: nonostante il susseguirsi (apparentemente) confuso delle azioni, lo spettatore è disorientato quel tanto che basta a renderlo partecipe, ed è capace poi anche di dare un senso a ciò che vede, seppure con qualche sequenza di ritardo. Così come il tempo può procedere naturalmente in avanti, allo stesso modo può decidere di andare in senso inverso: che lo spettatore sia abituato o no o che fatichi a star dietro alla storia, è tutta una questione di “esperienza cinematografica”. Nolan lavora abilmente cercando di non svelare mai troppo. Per muoverci a nostro agio, dunque, dobbiamo partire dalla consapevolezza di non avere sempre il controllo, senza soffermarsi ossessivamente sulla narrazione lineare, invertita, ripercorsa o parallela: il suo cinema, infatti, da quando ha acquisito una dimensione autoriale definita, mira ad essere “straordinario”, nell’accezione di “al di là del comune e del normale”.tenet 1 “TENET”: LE TEORIE DEL TEMPO DI CHRISTOPHER NOLAN

Proviamo a capire il mondo alla rovescia di “Tenet”, partendo da un assunto: non c’è né un “prima” né un “dopo”, ma soltanto un “adesso”. La pellicola non è altro che uno spy-thriller d’azione con viaggi nel tempo; il Protagonista è un agente speciale che dopo un’operazione fallimentare viene catturato da alcuni soldati nemici, ma prima di essere interrogato riesce -almeno apparentemente- ad uccidersi con una pillola fornita in dotazione proprio in caso di circostanze simili. Dopo questa operazione, che era anche una sorta di test per mettere alla prova la sua fedeltà e la sua propensione a rischiare la vita, viene introdotto in un programma misterioso in cui lo addestrano ad affrontare agenti che si muovono nel tempo e hanno pallottole che sparano a ritroso -ossia che rientrano nella pistola- senza però metterlo a conoscenza del reale obiettivo, ma solo informandolo che dall’esito di questa impresa dipende la sopravvivenza del mondo intero. L’analisi può partire dal significato del titolo, ispirato al leggendario quadrato di Sator, iscrizione latina che non ha mai trovato un’interpretazione univoca, ma che rappresenta il palindromo perfetto, dal momento in cui può essere letta in ogni direzione: Nolan ha disseminato abilmente la simbologia nella trama, realizzando un intreccio narrativo complesso ma al contempo classico, in cui si partecipa al viaggio di un eroe integerrimo, accompagnato da un leale alleato, impegnato contro un malvagio antagonista e il cui compito è, oltre alla riuscita della missione, anche salvare una ragazza.

Tenet scaled “TENET”: LE TEORIE DEL TEMPO DI CHRISTOPHER NOLANUno schema classico totalmente ribaltato: il cinema di Nolan è un’occasione per immergersi in un racconto che mentre sembra stia scorrendo, si ferma e si contraddice, per poi riavvolgersi e tornare a fluire senza intoppi. “Tenet” rappresenta un’idea di cinema che non si lascia mai ridimensionare o frenare, che difende con arroganza la volontà di stimolare alla tensione emotiva: è pura “ingegneria cinematografica”. La pellicola -più che necessaria per il cinema in questo particolare periodo storico- spinge ad abbandonarsi, piuttosto che a star dietro alle possibili supposizioni teoriche: il tempo viene trasceso, tutto può accadere nello stesso momento o in momenti differenti. Nolan manipola il tempo con le immagini procedendo a ritroso (meccanismo messo in atto anche nel cinema dei fratelli Coen o in quello di David Lynch), in quello che sembra essere un “loop infinito”, e per quanto questa condizione possa sembrare disperante, dovremmo avere fiducia in quello che non comprendiamo perché immensamente più vasto di noi, godendo di un’esperienza che non è soltanto cinematografica e soffermandosi sul punto di approdo del racconto: se il tempo è solo una percezione, affidiamoci a quest’idea di relatività e ragioniamo di istinto.

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