“THELMA & LOUISE”: UN ROAD MOVIE VERSO LA LIBERTÀ

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di Mariantonietta Losanno 

Arkansas, anni ‘90. Thelma e Louise sono due amiche inseparabili: la prima, casalinga, ha una relazione burrascosa con il marito, che la maltratta continuamente; la seconda lavora come cameriera in un fast food. Decidono di trascorrere un weekend di libertà per evadere dalla loro quotidianità, per concedersi tempo di “qualità” all’insegna dell’avventura e dell’amicizia. Nel corso del viaggio si susseguono una serie di disavventure che portano le due amiche a doversi difendere -letteralmente- da più di un aggressore; prese dalla paura di non essere prese in considerazione se si dovessero rivolgere alla polizia, decidono di proseguire il loro viaggio, abbandonando per sempre le loro vite e cercando di fuggire dalle autorità che sono già sulle loro tracce. 

796E45E5 CEC6 4D10 AF57 2D8ED1CF6A04 300x126 “THELMA & LOUISE”: UN ROAD MOVIE VERSO LA LIBERTÀChi ha voluto -e vuole ancora- leggere nella vicenda umana (e assolutamente realistica) di queste due donne una mera fiaba didascalica sul femminismo, si è perso l’essenza di un cult che racchiude una serie infinita di significati. Il fulcro dell’opera è, senz’altro, l’emancipazione femminile. La storia di Thelma e Louise è una continua “battaglia”, dove per ogni sfida vinta, sembra prospettarsene una peggiore ed insormontabile. La prima vera emancipazione è quella legata alla vita matrimoniale: il marito di Louise è violento e aggressivo, le impone ordini, orari e esige che li rispetti, altrimenti sarà costretto a “punirla”. Nel microcosmo di Louise, dunque, c’è solo sottomissione: non ha la scaltrezza e l’ingegno di Thelma, che ha già dovuto affrontare in passato episodi di violenza e ha un’impostazione differente, è ormai diffidente e disillusa. Il loro legame è basato sulla solidarietà, le due amiche si compensano: quello che manca ad una, viene fornito dall’altra. La loro è una ribellione ad uno stillicidio quotidiano attuata attraverso la creazione di un “nuovo mondo”, in cui ci sono altre regole: possono difendersi con gli stessi mezzi degli uomini, possono affermare la loro dignità e libertà con coraggio e consapevolezza. Non si tratta di un raptus di follia, né di un cedimento emotivo momentaneo: Thelma e Louise mettono in atto l’affermazione del proprio “io”. La loro storia è lontana anni luce da qualsiasi storia di rivalsa narrata (la pellicola di Ridley Scott, infatti, trascende ogni genere cinematografico), perché la loro forza non risiede soltanto nelle scelte intraprese, ma nel modo in cui vengono anteposte a tutto il resto: le due donne aprono un varco, una via di fuga tanto agognata per anni ma mai realmente tracciata. 

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È l’adrenalina a vincere sulla paura: Thelma e Louise raggiungono la consapevolezza di non voler più subire altre ingiustizie e persecuzioni. Per potersi “vendicare” sono disposte a mettere in gioco ogni cosa; non sono e non saranno mai due vittime, ma due donne che, per riappropriarsi della propria vita, per poter decidere, sbagliare e vivere, danno via tutto. Perché anche un’ora di libertà fa la differenza, nonostante comporti delle conseguenze irreversibili. Un film come “Thelma & Louise” è molto vivido ancora oggi, nonostante si parli di un’ipotetica parità dei sessi raggiunta. Un esempio banale: quante donne subiscono le avances di camionisti (o di chiunque altro) mentre sono alla guida? Anche “soltanto” suonare il clacson (che può, tra l’altro, far distogliere l’attenzione dalla guida), è un qualcosa che viene considerato oramai “normale”; anzi, c’è chi sostiene -purtroppo anche le donne stesse- che sia un modo “alternativo” per fare un complimento, nulla di così grave. O ancora, non ci sono uomini che credono -anche oggi- di poter dare ordini alle proprie compagne perché hanno avuto, nel corso degli anni, il “potere legittimo” di poterlo fare? Sono scenari attuali, realistici; sono situazioni in cui una qualsiasi donna può immedesimarsi e può convenire sul fatto che, ad un certo punto, ci si sente talmente scoraggiate ed avvilite di dover dimostrare di avere ragione anche di fronte l’evidenza, che si finisce per vivere senza più fiducia, ma solo con la “pistola” pronta per essere puntata. 

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Thelma e Louise resistono senza soccombere mai, facendo affidamento solo su loro stesse. La pellicola di Ridley Scott insiste sul concetto di libertà, in un’accezione ampia: libertà di diventare padrone delle proprie decisioni e delle proprie vite, di prendere il controllo anche in situazioni disperate. È una lotta verso un sistema ingiusto ed iniquo che deve essere messa in atto ogni giorno, un sistema che vuole continuare a designare le donne come vittime o colpevoli: una battaglia che -purtroppo- non è stata ancora vinta e che condanna tante donne a doversi difendere sui luoghi di lavoro, per strada o in casa. L’indimenticabile “salto nel vuoto” è un invito disperato (ed esasperato) a sfidare tutto quello che è predefinito, a “risvegliarsi”; è un incoraggiamento ad una ribellione quotidiana verso ogni possibile umiliazione. La verità è che finché si continuerà a ritenere il finale di quest’opera come eccessivo e perdente, l’emancipazione sarà sempre più lontana; i discorsi sul patriarcato, sul femminismo (concetto non semplice da definire), sentiti e risentiti, sembrano ormai essere “banali”, come se se si insistesse su qualcosa su cui non vale la pena insistere. Ed è per tutte quelle volte che, di fronte ad un approccio non richiesto, una donna riterrà di essere stata colpevole di “aver incoraggiato” con le parole, i gesti o -addirittura- l’abbigliamento; o le verrà inculcata l’idea di essere “troppo pesante” e di non essere in grado di accettare con “ironia” un semplice complimento, il messaggio di libertà subirà ulteriori e mortificanti sconfitte. 

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