“CRUDELIA”: COME COLTIVARE CON ARROGANZA, TESTARDAGGINE E UNA GIUSTA DOSE DI CATTIVERIA IL PROPRIO TALENTO

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di Mariantonietta Losanno 

Cattivi si nasce o si diventa? Una cosa è certa: Crudelia non nasce Crudelia. La sua è una personalità divisa a metà e la sua malvagità scaturisce dai suoi eccessi. Quello che nasce come un impulso creativo di farsi un nome nella moda con le sue creazioni si trasforma in una smania di potere e in un bisogno di vendetta. In fondo, dietro ogni cattivo c’è sempre una storia. Crudelia è stata una bambina cresciuta a “suon di ruggiti” e si chiamava Estella: nonostante, però, gli esordi ribelli nell’infanzia ha prevalso la sua “metà buona”. Forse, ci sarebbe piaciuto immaginarla cattiva da sempre, ma in Crudelia – così come era accaduto in “Joker” – c’è un substrato da comprendere ed analizzare. Una donna dai mille intrighi, una personalità eccentrica capace di sprigionare tutto il suo genio e la sua pazzia: Crudelia è un personaggio dalle mille sfaccettature che alterna segni di follia a momenti di pura astuzia. È espressione di una profonda contraddizione: il suo alter ego ribelle e crudele è – paradossalmente – il suo punto di forza. Un personaggio del genere inevitabilmente suscita curiosità e attrazione. “Non si dà creazione senza sofferenza, e la grande arte nasce solo da grandi sofferenze, non è così?”, ha scritto Patrick McGrath nella sua disamina sulla follia; il fascino di Crudelia deriva proprio dalla sua creatività, dalla sua insana passione nei confronti della trasgressione, dalla sua libertà di agire e vivere secondo una condotta sfrenata e cinica.

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Affascinante, o,  ancora meglio, spettacolare è l’aggettivo giusto. “Crudelia” non è un film da streaming. Per poter apprezzare il fascino di Londra – che inizialmente somiglia a quella raccontata da Dickens e poi si trasforma in una città punk, sovversiva e anticonformista in cui sfilano le modelle seguendo l’ispirazione di Vivienne Westwood – i costumi impeccabili, le musiche perfette che si adattano alle atmosfere e alla storia (oltre all’affascinante colonna sonora dei Florence and the Machine, compaiono anche Nina Simone, The Clash, Blondie, The Doors, Supertramp), è necessaria una sala cinematografica che consenta di poter godere dello spettacolo. Perché “Crudelia” ha il pregio – ed il difetto – di presentarsi come un prodotto confezionato alla perfezione, in cui se ci si sofferma solo sull’impatto visivo è difficile muovere delle critiche, ma che (forse) si presenta come un involucro vuoto. Ed è un peccato, perché se si scava a fondo nelle dinamiche del personaggio, di aspetti interessanti su cui soffermarsi ce ne sono tanti. Crudelia è sopra le righe, audace, cattivissima. La sua, però, è una cattiveria intrisa di dolore che la conduce ad una “redenzione al contrario”: sfida il mondo con arroganza e determinazione mossa dal desiderio di ottenere quello che vuole, costi quel che costi. È una donna capace di manipolare – così come è stata manipolata la favola Disney di cui resta solo la cornice – e che trasforma la sofferenza e la rabbia in vendetta. 

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Il concetto della doppia personalità è stato il focus di importanti ricerche, opere (molte delle quali ispirate a casi clinici) e riflessioni. Potremmo partire da “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hide” di Stevenson, passando poi ai personaggi di Oscar Wilde e di Pirandello, continuando ancora con il romanzo di Chuck Palaniuk che ha ispirato “Fight Club” fino ad un riferimento cinematografico più moderno che è “Split” diretto da Shyamalan. A dimostrazione di quanto sia ampia e straordinaria la gamma di esempi che ci comunica l’interesse dell’uomo per la nostra meravigliosa e incontrollabile psiche. “Tutti ci sentiamo in qualche modo incompleti, tutti realizziamo una parte di noi stessi e non l’altra”, ha scritto Italo Calvino ne “Il visconte dimezzato”: è possibile, allora, che anche Crudelia abbia scelto (perché si tratta di una decisione consapevole) di realizzare e far prevalere la parte di sé cattiva per difendersi dal dolore e per riscattarsi? Lo scontro tra Emma Stone ed Emma Thompson, poi, fa salire la tensione alla stelle e trascina ancora di più lo spettatore in una guerra in cui l’arma più forte è l’intelligenza. Ed è proprio lo scontro con la Baronessa a cambiare le sorti della storia e, probabilmente, a fare emergere la vera essenza di Crudelia.

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“Crudelia”, che richiama, oltre al già citato “Joker” di Todd Philips anche “Maleficent” di Robert Stromberg e, naturalmente, “Il diavolo veste Prada” e la cattivissima Miranda Priestley di Meryl Streep, è una libera deviazione dalla fiaba Disney, un’opera che avrebbe potuto osare di più nel narrare la nascita di un personaggio così avido e cattivo ma che, nonostante questo, si presenta come un film coloratissimo e trascinante. Forse, si poteva puntare di più ad analizzare la funzionalità della ribellione come strumento per affermare se stessi: in molti casi sono il fascino rock dell’opera, le ottime interpretazioni e la bellezza dei costumi ad elevare “Crudelia”. La rivelazione che mette in moto il cuore della trama e che consente di lavorare poi sul dualismo del personaggio poteva avere un’importanza maggiore. È lo spettatore che deve soffermarsi a riflettere sul manifestarsi di questo impeto malvagio, che non vuole solo affermare la propria creatività, ma anche manifestare un dissidio interiore. 

“Crudelia” è senza dubbio uno spin-off dinamico – da non pensare come un film per bambini – con punti di forza e colpi di scena: si poteva solo sviscerare più a fondo l’animo eccentrico, rivoluzionario (con manie quasi tendenti al bipolarismo) che finisce per sfociare nell’ambizione e nella sfrontatezza. Il regista australiano Craig Gillespie decide di distaccarsi completamente dalla figura/personaggio della protagonista con quella che è stata raffigurata nelle precedenti versioni in cartoni e live action, mostrando, così, l’intenzione di portare qualcosa di diverso. Una volta esaurito lo slancio del primo momento, però, si adagia a poco a poco.

Resta solo una domanda da porsi: quanta Estella c’è in Crudelia e viceversa? 

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