LOLITE & MAZZETTE – SECONDA PUNTATA

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      –      di Calpurnia     –    

La Notte racconta

Il Buio ascolta

La Luce purifica

 

Viaggio “contromano” nel sogno che non c’è…perché i sogni devono poter continuare ad essere una illusione ed affinché ciò avvenga, dobbiamo viaggiare al loro interno soltanto “contromano”…la confusione sarà allora… l’unica ragione che offrirà alla ragione stessa, un senso… restituendo a noi…un sogno…

*  *  * 

Suray guardava fuori dalla vetrina…il via vai stava rallentando…tra poco sarebbe tornata a casa ed avrebbe rifatto i conti… ad un tratto si spalancò la porta a vetri ed entrò come una valanga Mafalda, la figlia della proprietaria del Tabacchi, due negozi più in là…sovente veniva ad aiutare sua madre ed aveva fatto amicizia con Suray, che aveva più o meno la sua età…Anzi, c’era stato un momento in cui Mafalda sembrava volesse imparare a cucire e ad interessarsi di costumi…poi si era fidanzata ed era tutto sfumato…Da qualche tempo sembrava nuovamente interessata alle stoffe e ai pizzi…si era bisticciata con il suo ragazzo….la sua passione per i costumi era “a tempo” e Suray sapeva che sarebbe durata fino al prossimo chiarimento…

“Ehi Suray…l’hai vista?”

Mafalda era rossa in viso…eccitata. Suray le chiese cosa volesse dire e Mafalda abbassando la voce e con aria da cospiratrice,  fece cenno con la mano verso l’esterno…

“L’hai vista?, ma come chi?…l’amante di Forselli!….”

“Forselli?, e…chi sarebbe Forselli?….”

Suray spalancò gli occhi e poi guardò in aria…Mafalda sapeva sempre tutto…non c’era una sola virgola che le potesse sfuggire…conosceva i fatti di tutta la città…amori, tradimenti, coppie clandestine…i vizi della “società bene” per lei non aveva segreti…Buona parte del suo bagaglio “pettegolo-culturale” le era arrivato in dote da sua madre, che da quarant’anni sulla piazza, conosceva vita, morte e miracoli di tutta la città e la madre di sua madre, la nonna di Mafalda, ancora prima di lei…I Sali e Tabacchi di Saretta erano storici…

Mafalda guardò, quasi inorridita Suray….

“Ma come?, sei qui da un secolo e non sai chi è Forselli?, Manlio Forselli, onorevole Manlio Forselli, quel bel giovane biondo che ha preso tutti quei voti alle ultime elezioni?, dai… ma se l’hai votato pure tu?!?, e proprio perché te l’ho fatto votare io…hai capito adesso di chi sto parlando?”

Suray adesso ricordava vagamente….sì…Mafalda un giorno, un po’ di tempo prima,  era arrivata accompagnata da uno stuolo di giovani tra cui, appunto,  quel Manlio Forselli e glielo aveva presentato…E’ vero… adesso lo ricordava…

“Ah si…Ricordo…e… chi sarebbe la sua amante?, e poi…scusa…ma tu come fai a  sapere chi è la sua amante…mah…”

“Dai…quella bella bruna che è passata adesso, con la sua amica…”

Mafalda roteò gli occhi, con atteggiamento teatrale…

“Brunella…si mia cara…Brunella Salvetti in Morao…moglie del dottor Morao, Nefrologo di grido…uauuuu “

Mafalda piroettò attorno ad un tavolo, prese un taglio di stoffa lucida dalla pila in fondo al bancone, se lo drappeggiò attorno al corpo e fece un inchino…

“Signore e signori…E’ appena passata la futura consigliera comunale della città…quella che risolverà tutti i nostri problemi, il mio, il tuo, il suo…”

Suray guardava divertita Mafalda…sapeva che le sue informazioni erano di prima  mano…ma di lì a decretare addirittura in anticipo, la elezione di una consigliera, in una città difficile come la loro…ce ne voleva….

“Ma come fai ad esserne così sicura?, Chi te lo ha detto?, non è ancora sicura la sua candidatura…figurati…”

Mafalda strabuzzò gli occhi…

“Cosa?…la sua candidatura è sicura…vedrai…questione di giorni…e la sua elezione è altrettanto sicura…quanto vuoi scommettere?”

“Ma…non so cosa dire…questa è una strana città…”

Mafalda guardò Suray, si accorse quasi all’improvviso che aveva la faccia tirata…e sembrava smagrita…

“Cosa c’è Suray?,… ma…è successo qualcosa?, ti vedo strana…hai qualche preoccupazione?, poi…lo hai avuto quell’incarico al Teatro?…eh?…cosa c’è?”

Suray non voleva raccontare l’episodio di quella mattina…aveva paura che Mafalda lo dicesse in giro e temeva di subire ritorsioni o magari di perdere anche quel poco…

“Si…si …si…ho avuto l’incarico…sono stata fortunata…ho avuto l’incarico per le tre serate….Ora devo mettermi a lavorare…subito…devo affrettarmi…”

Mafalda la guardò…Suray non la convinceva…Le si avvicinò…le mise una mano sul braccio…Suray era piccola di statura, più piccola di lei…Mafalda le mise una mano sotto il mento e la costrinse a guardarla…

“Ehi Suray?!?…parla…cosa è successo?,…dai… con me sai che puoi parlare…è successo qualcosa questa mattina?, ma…lo hai avuto o no il lavoro?,…non mi sembri molto contenta…sembri stanca…e…Tu hai voglia di piangere!…lo vedo…dai, raccontami tutto”…”

Le labbra di Suray tremavano penosamente…Ostinatamente taceva ma le lacrime cominciarono a scendere lentamente…poi sempre più velocemente…alla fine scoppiò in singhiozzi laceranti… poi cercò di calmarsi e mordendosi le labbra e contrariata lei stessa di quello sfogo…raccontò tutto a Mafalda…

Mafalda ascoltava il racconto di Suray…ne seguiva i passi sprizzando furore dagli occhi e sospirando come un mantice…ribolliva di collera…poi si calmò e fece il gesto tipico di chi sa che è tutto scontato…fece sedere l’amica…Mafalda sembrava cresciuta improvvisamente…aveva l’espressione scura e navigata di una persona adulta, matura…vecchia…La frivolezza della sua età e del suo carattere era scomparsa…Il quotidiano familiare le aveva insegnato molte cose, le aveva insegnato senza parlare e senza discettare che la vita da quelle parti era “sopravvivenza”…che ognuno di loro se voleva emergere quel tanto che sarebbe stato sufficiente a non soccombere, avrebbe dovuto, prima o poi, fare i conti con il compromesso, piccolo o grande che fosse…un compromesso con chiunque, fosse in grado di darti una mano, in quel momento…Quando Suray le aveva confidato che le avevano suggerito, di andare a proporsi come costumista al Nuovo Teatro, per una certa rappresentazione, lei non aveva pensato in un primo momento che potessero chiederle una tangente, peraltro su una cifra così bassa… ma la nomea che si portava addosso quel Gerardo Delosanno avrebbe dovuto metterla in guardia…Era un verme…un verme di terra…lui e tutta la cricca che operava a vario titolo, all’interno del Nuovo Teatro…Si sedette sul divanetto vicino a Suray e le prese una mano…

“Perdonami Suray… perdonami per non averti avvisato in tempo…ma non immaginavo che anche su cifre irrisorie, quel maiale chiedesse la tangente…Mia madre lo conosce da tempo e molte volte in passato è venuta a conoscenza delle sue porcherie…Pare che il nuovo sovrintendente non sia migliore di lui…Adesso calmati…fai il tuo lavoro e vedrai che prima o poi in questa città corrotta qualcosa cambierà…deve cambiare!…”

Poi…tornando di colpo la Mafalda di sempre scoppiò a ridere…anche se era una risata rauca…poco credibile…

“Si…figurati….cambierà?, e cosa cambierà?, ma se abbiamo appena assistito al passaggio di sua altezza Brunella Salvetti Morao, nuova stella di prima grandezza, che a breve illuminerà  i nuovi orizzonti della politica locale…Suray?, dai tirati su…purtroppo dovrai convivere con questo andazzo, se vuoi stare a galla nel commercio…se vuoi continuare  a stare in piazza…se vuoi crescere…Tu sei una piccola imprenditrice…devi darti un bel pizzicotto sulla pancia e resistere…ehi…lo vedi quello…?”

Mafalda trascinò in piedi Suray verso la vetrina…giusto in tempo per farle notare un signore di una certa età…molto elegante, in doppio petto grigio, i capelli bianchi…era fermo sul lato opposto della strada davanti alla vetrina del gioielliere, che chiacchierava con un altro signore, elegante come lui…Una elegante terza età che offriva lettura di benessere e dignità…

“Lo vedi quello più alto con gli occhiali ed i capelli bianchi?…eh?, lo vedi Suray?, bene …vedi che bel signore distinto?,…quello è il professore Daluini, Goffredo Daluini…è famoso…un grande ginecologo…quella sì che è una persona perbene…perché ci sono ancora sai, le persone perbene…poche ma ci sono…Viene sempre a comprare i sigari da noi…Mia madre mi ha raccontato, che ha sempre aiutato tanta gente e sempre di nascosto…ha fatto tanto di quel bene alla gente bisognosa,  che meriterebbe una statua da vivo…eppure è stato sfortunato perché non ha avuto figli, proprio lui, pensa… non ha avuto figli…”

“Poteva adottarne uno, non credi?”

Suray guardava fuori dalla vetrina verso quel bel signore anziano che aveva fatto tanto bene alla gente e che non aveva figli…lui che aiutava i bambini a  nascere non aveva avuto figli…lui che aveva le possibilità economiche per allevare dieci figli,  non ne aveva adottato neppure uno…Suray non voleva essere buona …non voleva essere comprensiva…in quel momento, non voleva interrogarsi sul perché delle cose…pensava a lei, piccola e quasi denutrita,  avvolta nelle coperte, in braccio alla sua mamma, una povera donna stanca che aveva lavorato per una vita intera…pensava a quell’uomo là fuori, così elegante, così bello nella sua dignitosa vecchiaia e lo odiò…odiò il suo egoismo di cui non sapeva nulla, odiò le sue intenzioni di cui non conosceva nulla, odiò il suo benessere e l’altrui povertà…odiò in un momento terribile e denso di acredine tutto il mondo…odiò Delosanno per quello che era ed odiò se stessa  per aver ceduto e tutti quelli che avevano ceduto prima di lei ed avrebbero ceduto dopo di lei…odiò il suo bisogno scarno e senza sbocchi apparenti,  se non quello del ricatto da subire, un pezzo alla volta, giorno dopo giorno…poi guardò Mafalda che la fissava…

“Suray…hai uno sguardo terribile…non ti ho mai visto così…lo so che sei arrabbiata con il mondo ma…il professore Deluini lascialo stare…è una brava persona…lui è davvero una brava persona…”

Suray si alzò di scatto dal divanetto…era stravolta….tutta la sua dolcezza era scomparsa… si avviò verso la porta d’ingresso come ad indicare l’uscita…

“Sei sciocca Mafalda!, se fosse stata una brava persona avrebbe adottato uno o anche due bambini…avrebbe tolto anime innocenti dall’orfanotrofio…anche la sua è una bontà di facciata…e adesso scusami ma ho da lavorare…scusami…ci vediamo un’altra volta…”

Fine della seconda puntata

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