“A DANGEROUS METHOD”: IL CASO SPIELREIN ANALIZZATO DA DAVID CRONENBERG

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Una stessa storia che ha ispirato due pellicole molto diverse: Prendimi l’anima” (2002), di Roberto Faenza e “A dangerous method” (2011) di David Cronenberg. Una trasposizione cinematografica di una storia realmente accaduta, sulla base di una serie di documenti, fotografie e libri, che sono stati, per entrambi i film, il punto di partenza. Abbiamo già parlato del caso di Sabina Spielrein, una vicenda che riguarda la Storia, la Psicologia e la Medicina in generale, l’amore e la passione, la complessità del rapporto uomo/donna e di docente/discente, lo strano e poco definito confine tra la normalità e la pazzia. Il taglio è totalmente diverso: in “Prendimi l’anima”, Faenza si focalizza a fondo sul rapporto che nasce tra Sabina e Jung, un legame “malato” e pericolosamente appassionato. Cronenberg sceglie di dare risalto anche ad altri temi: si affronta maggiormente il legame tra Freud e Jung, che da un’amicizia consolidata diventa una sorta di “lotta”, una divergenza di idee. In “Prendimi l’anima” il verbo è all’imperativo: è come se suggerisse un invito, una richiesta di salvezza. Tutto si basa sul connubio amore e cura. 

Per Cronenberg, invece, si tratta di un metodo. Un metodo pericoloso. Si insiste, dunque, sul mostrare come la terapia sia rischiosa e quanto sia fondamentale seguire ferramente delle regole precise. Nessuno dei due Jung, però, né nell’opera di Faenza né in quella successiva di Cronenberg, le rispetta alla lettera. Cedere è inevitabile. In “Prendimi l’anima” questa perdizione viene mostrata in modo più romantico e meno dispersivo. Non c’è la stessa violenza che mostra, invece, “A dangerous method”, caricando forse eccessivamente i toni. È come se si avvertisse qualcosa di estremamente forzato e poco credibile.

Le differenze riguardano anche e soprattutto le fonti. “Prendimi l’anima” è tratto dal romanzo di Aldo Carotenuto, “Diario di una segreta simmetria”. Jung viene descritto come un professionista, e la storia con Sabina non appare come una debolezza, ma come un’inevitabile esperienza che consente di aprire nuove possibilità filosofiche. 

Viene mostrato il lato più umano e fragile di Jung. “A dangerous method” è tratto invece dall’omonimo romanzo di John Kerr, che analizza l’aspetto più buio sia del rapporto Jung-Spielrein che di quello Jung-Freud. Un’altra sostanziale differenza riguarda l’aspetto storico. In “Prendimi l’anima” ha un ruolo importante, in “A dangerous method” non viene mostrata neppure l’occupazione di Rostov, in cui Sabina viene uccisa insieme a sua figlia. Non viene mostrato neanche l’ “Asilo bianco”, il progetto rivoluzionario che Sabina riesce a istituire.

Una storia analizzata da due punti di vista così diversi apre nuovi spunti di riflessione e spinge lo spettatore ad approfondire e a conoscere.

Mariantonietta Losanno