“NUMBER 23”: I VANEGGIAMENTI DI UNA MENTE OSSESSIONATA

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Walter Sparrow (Jim Carrey) è un accalappiacani che conduce una vita ordinaria. Il giorno del suo compleanno riceve in regalo da parte di sua moglie un romanzo, “Il numero 23”: la lettura del libro innesca una sorta di delirio, Walter si persuade dell’idea che il racconto parli di lui. Il numero ventitré diventa una vera e propria ossessione.

Numerologia e delirio: è impossibile non fare riferimento a “Pi greco – Il teorema del delirio”, l’opera allucinata di Darren Aronofsky. Un clima di angoscia e paranoia – espresso in maniera differente – è presente in entrambe le pellicole, ma la realtà claustrofobica e inquietante che aveva saputo creare il sadico e violento Aronofsky è lontana da quella che troviamo in “Number 23”. Non per questo, la pellicola di Joel Schumacher si presenta come un prodotto non riuscito. Anzi, la tensione è efficace, l’interpretazione è convincente, la sinossi è originale. Un libro “proibito” (che vagamente ricorda quelli misteriosi e maledetti raccontati da Umberto Eco ne “Il nome della rosa”) diventa il mezzo per espiare i propri peccati, da cui è impossibile sfuggire. Chi ama le teorie cospirazioniste può sbizzarrirsi a cercare le varie combinazioni, i rimandi e i significati del numero ventitré. La pellicola di Schumacher, infatti, si presenta come un buon esercizio per la mente, una sotto specie di “ginnastica positiva” per il cervello. Il fatto che un film spinga ad approfondire, a documentarsi, ad andare a fondo alle cose potrebbe già di per sé essere un motivo per definirlo un buon film, al di là delle possibili interpretazioni.

La visione di “Number 23” presuppone, però, un occhio attento: il numero ventitré è disseminato così bene che quasi sfugge all’osservatore disattento. È nelle parole, nei luoghi, nei gesti. Il vero protagonista del film è proprio il numero ventitré. Jim Carrey non stupisce, dopo essersi misurato con ogni tipo di ruolo e aver dimostrato doti recitative di valore assoluto. Lo spettatore inizia a provare la stessa sensazione di paranoia che la pellicola infonde, iniziando a dubitare dei personaggi, convincendosi del fatto che niente è come sembra. L’atmosfera cupa è resa ancora più affascinante dal momento in cui il pubblico segue in parallelo due vicende, quella di Walter, e quella raccontata dal romanzo. Ci sono due storie, quindi, che sono alla fine si ricongiungeranno con un colpo di scena. La trama, seppure intrecciata e contorta, non perde linearità, grazie al fatto che vengono svelati dettagli utili per sciogliere l’enigma un po’ alla volta, senza creare una confusione priva di senso. Le coincidenze basate sulla numerologia offrono spunti interessanti, se ovviamente sviluppati in modo che il mistero non perda vigore a causa di colpi di scena prevedibili o banali.

Mariantonietta Losanno