Terzo film per David Robert Mitchell, che dopo il gran successo della sua opera prima It Follows e il gran fallimento di Under the Silver Lake punta in grande con un cast stellare, ingaggiando Anne Hathaway ed Ewan McGregor nei principali ruoli del suo The End of Oak Street. Film ambientato negli anni ottanta nel tranquillo quartiere di Oak Street che si trova improvvisamente catapultato duecento milioni di anni nel passato costringendo i suoi abitanti, tra cui la famiglia Platt, a dover affrontare pericolosi dinosauri e animali preistorici.

Il grande problema di quest’opera risiede a mio parere proprio nella sceneggiatura. Il film infatti vuole attingere a piene mani alle grandi opere del periodo in cui è ambientato: tutto urla anni ottanta sia a schermo che in scrittura. Tra inseguimenti in bici ripresi da E.T. e dinamiche familiari vecchio stampo Mitchell si perde nel citazionismo e non riesce a dare forma definitiva a un film che non riesce ad essere né un horror sufficientemente spaventoso né un action sufficientemente avvincente a causa sia di ripetute scene comedy che minano profondamente l’atmosfera generale sia di azioni da parte dei personaggi alquanto discutibili.

Rimanendo sui personaggi si nota un enorme squilibrio dal punto di vista dell’interpretazione. Anne Hathaway è sicuramente la più convincente del cast sottolineando nuovamente le sue incredibili capacità attoriali nei panni della madre di famiglia Denise Platt. Un po troppo sottotono per i miei gusti Ewan McGregor che non sempre comunica bene le giuste emozioni da padre in crisi. Totalmente inadeguati i pargoli di famiglia, specialmente il giovane Christian Convery, totalmente inadatto.

Ciò che impreziosisce indubbiamente l’opera è la regia di Mitchell. Ottime transazioni spostano la narrazione fra una sequenza e un’altra mantenendo costante il ritmo, alternando sequenze puramente action con sequenze puramente horror che analizzate singolarmente evidenziano una grande maestria ma che combinate in scrittura danno il problema sopra evidenziato. Non mi hanno molto convinto le inquadrature a due con diverse scale di campo che a mio parere non sono ben valorizzate.

L’altro grande pregio del film sono, per fortuna, i dinosauri. Resi molto bene in digitale e ammodernati rispetto alle prime celebri comparse sul grande schermo in base alle nuove scoperte scientifiche. Posso però comprendere che non tutto il pubblico amerà questi nuovi dinosauri storicamente accurati ricoperti di piumaggio.

Rimane un pò la delusione, almeno per me, di vedere sprecata un’occasione di riportare i grandi rettili che hanno fatto sognare generazioni in un film che punta tutto sul classicismo che già aveva esaurito le sue argomentazioni visive sull’argomento.



















