“TRAINSPOTTING” VENT’ANNI DOPO: SCEGLIAMO LA VITA! 

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Tratto dall’omonimo romanzo di Irvine Welsh, “Trainspotting” racconta le storie di un gruppo di tossicodipendenti di Edinburgo (Scozia). Oggi, ogni aspetto di questo film è un culto: i dialoghi, la colonna sonora, i personaggi. “Trainspotting” descrive le vicende del tossicodipendente Mark e dei suoi amici da un punto di vista interno e fa entrare lo spettatore in un contesto volutamente non abbellito della vita di un eroinomane. Non c’è nessun tentativo di occultare lo squallore di quella realtà, nessuna censura: il regista utilizza un punto di vista nuovo.

È sicuramente un film crudo, diretto, sincero. È uno spaccato dei problemi della società scozzese (ma anche e soprattutto di quella odierna), gli stessi problemi che fingiamo di non conoscere nella speranza che scompaiano. Quindi, l’intento del regista è questo: dire la verità. E lo fa per consentire al pubblico di immedesimarsi nella vita dei protagonisti, che presentano ognuno la propria caratterizzazione e i propri eccessi. La vita di questa generazione bruciata è fatta di droga, rapine, degrado. Momenti così drammatici come crisi di astinenza e allucinazioni, sono così reali da risultare agghiaccianti. La pellicola riesce a descrivere il rapporto dei giovani con la droga, cosa li avvicina, cosa li può allontanare, cosa può farli ritornare nel tunnel. Scene forti si alternano a sequenze drammatiche, il risultato è un film che fa riflettere, che apre gli occhi, senza però nessun giudizio morale da parte del regista. Ad essere criticata è la società, che è diventata sempre più smarrita, svuotata di ideali e punti di riferimento.E oggi, più di vent’anni dopo, che impatto ha questo film? La realtà rappresentata da “Trainspotting” è così estranea a oggi? Purtroppo, il disagio è aumentato. Quella di oggi viene definita “la generazione dello sballo”, non c’è un controllo pervasivo, i consumi sono incrementati e addirittura il fenomeno viene considerato accettato all’interno della società. Ed è anche per questo, quindi, che “Trainspotting” è un film da diffondere, un film di denuncia (nel 2017 è stato anche realizzato un sequel, “T2: Trainspotting”, che racconta le vicende di Mark e dei suoi amici vent’anni dopo). Un tratto importante è la scelta della colonna sonora, che ha un grande valore: è trascinante, emozionante. Nella scena in cui Mark è in overdose c’è “Perfect Day” di Lou Reed, nella scena iniziale invece c’è “Lust for Life” di Iggy Pop, infine nell’ultima c’è “Born Slippy” degli Underworld.La scena più epica, quella appunto dove si sente lo storico brano del cantante statunitense Iggy Pop, è quella iniziale. Mark e l’amico Spud scappano in seguito ad un borseggio. Indimenticabile è il monologo di Mark: “Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia. […] scegliete un futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita: ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?” Qui è espressa tutta l’essenza del film: è tutta una questione di scelta.

Trainspotting è stato, ed è ancora oggi, una vera e propria rivoluzione.

Mariantonietta Losanno