MONOGRAFIA SU ROBERT EGGERS: L’ARALDO DELL’HORROR MODERNO

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-Di Ciro Scognamiglio-

Che piaccia o meno il 2026 è già riconosciuto come l’anno dei grandi horror. Obsession, Backrooms, Hokum, Resident Evil, e così discorrendo. Sembra quindi naturale che a fine anno si aggiunga alla lista la nuovissima opera del regista contemporaneo che ha fatto proprio il genere dalla sua opera prima ridefinendone i canoni: Robert Eggers, che con il suo Werewulf in uscita in Italia il primo Gennaio firma la sua quinta opera. Parliamo quindi di un regista giovane ma già estremamente riconoscibile grazie alla sua marcata firma autoriale.

Già a prima vista è infatti possibile riconoscere un film di Eggers per via dei formati visivi quadrati e compatti (es. 1.19:1), utilzzati per compattare l’immagine al fine di aumentare naturalmente la tensione narrativa, e della fotografia che fa propri trucchi e metodi di un cinema passato per inscenare film dalle sembianze pittoriche: abbiamo quindi il forte uso di luce diegetica, un ritorno al bianco e nero degli albori e una costante ricerca di un look “crepuscolare”.

La grande peculiarità di Eggers si osserva però in scrittura. C’è infatti un file rouge che accomuna tutte le sue opere, incluso Werewulf: la naturalizzazione dell’elemento fantastico. Ogni film di Eggers nasce infatti da una domanda: “e se ciò che noi reputiamo folkloristico fosse in realtà reale?”, così le streghe del processo di Salem diventano coloni affranti, i racconti di Edgar Allan Poe diventano reportage giornalistici, il pantheon norreno diventa materiale e vampiri e lupi mannari diventano vere piaghe medievali. Questa modernizzazione non significa sempre denaturalizzare l’elemento metaforico alla base dei miti che come vedremo è una parte fondamentale di alcune opere di Robert Eggers.

THE VVITCH – 2015

Emblematico il titolo scritto in caratteri latini per demarcare la provenienza originale della sceneggiatura: tratta dagli scritti legali dei primi processi contro le streghe in America. Siamo infatti nel 1630 e incontriamo una famiglia di coloni del New England che deve affrontare all’esterno stregoneria e magia nera e all’interno sete di possesso e controllo. Questo film marca anche l’inizio della collaborazione con Anya Taylor-Joy, qui giovanissima. Nonostante i problemi tipici dell’inesperienza The VVitch è riconosciuto da molti come una delle migliori opere prima della storia. Un horror che fà della sua accuratezza storica il suo elemento più spaventoso con jumpscare totalmente fuori dai canoni tradizionali e un finale indimenticabile.

THE LIGHTHOUSE – 2019 

Tutt’oggi la sua opera più famosa e riconoscibile grazie alle performance magistrali di Robert Pattinson e Willem Dafoe (che diventerà da adesso in poi volto fisso nelle opere di Eggers) calate in un mondo bianco e nero portaro alla luce dal restauro di lenti del 1930. Tratto dall’ultimo racconto di Edgar Allan Poe rimasto incompiuto, a sua volta ispirato a una storia raccontata da Melville in uno dei suoi scritti, The Lighthouse è l’opera meno lineare di Eggers. Qui leggende marinare e miti greci si fondono in un racconto sull’incontrollabile ambizione umana che raggiunge il suo climax in scrittura e a schermo nell’ambiguo e straordinario finale.

THE NORTHMAN – 2022

L’opera visivamente più bella di Robert Eggers, che rompe il suo formato cubico per immortalare le bellezze naturalistiche dell’Islanda in cui è ambientata questa versione dell’Amleto. Essendo l’unico film non strettamente horror riscontrò un successo molto moderato venendo riscoperto solo con la sua uscita in streaming. Qui la storia Shakespeariana deve fare i conti con le valchirie e gli indovini del panorama nordico in un’opera stilisticamente innovativa per i movimenti di camera e le scenografie mai sfruttate fino ad ora.

NOSFERATU – 2024

Terza (e migliore) reiterazione cinematografica della storia di vampiri nata per non dover pagare i diritti d’autore a Bram Stoker. Più di cento anni dopo il Nosferatu di Murnau vediamo un Conte Orlok magistralmente interpretato da Bill Skarsgard in un horror decisamente più classico rispetto alle precedenti opere del regista e per questo considerato fin da subito film di culto. Indubbiamente l’opera più completa dal punto di vista registico ma il pacing a mio parere rende difficile il godimento della pellicola per tutta la sua durata.

Ora Werewulf sembra presentarsi come un ritorno alla maniacale ricerca storiografica di The VVItch arricchita dalle esperienze (e dal budget maggiore) giunte dopo i numerosi successi al botteghino a cui spero vivamente si aggiunga il nuovo film sui lupi mannari.

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